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 venerdì, 03 settembre 2010

Sicilia
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Sfida Stancanelli-Licandro
"Dobbiamo salvare Catania"

di Emanuele Grosso
Inedito confronto all'americana organizzato da padre Resca nella parrocchia di S. Pietro e Paolo. Il professore del Pdci incalza: "Il dissesto era necessario per fare chiarezza e ripartire da zero". Il sindaco si accalora: "C'è bisogno dell'aiuto di tutti, autorizzo i cittadini a inseguirmi se fra 5 anni non avrò guarito la città"


CATANIA – Come fosse la cometa di Halley, poche centinaia di increduli catanesi hanno assistito ad un evento che dalle parti dell’Etna non si vedeva da decenni. Sarà stato per la presenza rassicurante di un prete, quel Salvatore Resca che si intrufola spesso nelle questioni sociali e politiche, fatto sta che in uno dei periodi più bui nella storia della città il sindaco Raffaele Stancanelli si è sottoposto a un confronto pubblico con il grande accusatore Orazio Licandro, responsabile nazionale dell'Organizzazione del Pdci.

 

Una roba all’americana, con un moderatore al centro (Fabio Viola di Cittàinsieme), domande anche dagli spettatori e risposte a tempo, in un grande garage truccato da teatro all’interno della parrocchia di San Pietro e Paolo. Scortato per conforto da assessori e consiglieri comunali, e atteso all’uscita da Benito Paolone per un consuntivo della serata, Stancanelli per due ore ha cercato di spiegare i motivi del non-dissesto a una platea iper-compressa e poco incline a perdonare gli scempi della precedente amministrazione.

 

“Il dissesto – parte il sindaco – dal mio punto di vista poteva essere la soluzione più comoda, molti mi hanno consigliato di assecondare questa ipotesi. Tanto più che nessuno se la sarebbe presa con me: ho avuto le mie responsabilità, ma di certo sarei rimasto in carica e avrei avuto parecchi pensieri in meno. Invece mi sono battuto per avere dal Cipe quel regalo di 140 milioni di euro per un motivo fondamentale: avessimo ricominciato da zero, i creditori non avrebbero mai ottenuto dal Comune le somme intere, ma al massimo il 60%”.

 

Licandro lo tallona: “Io non sono mica favorevole al dissesto, come qualcuno vuole far credere. Non è che il dissesto sia comunista. Mi piacerebbe solo che si facesse chiarezza sul bilancio dell’amministrazione e sull’entità dei conti in rosso, perché finora le cifre che abbiamo sentito sono tantissime e spesso contrastanti. E’ esclusivamente una questione di ricerca della verità; e l’invio di commissari a Catania avrebbe permesso finalmente di conoscerla”.

 

In una prevedibile escalation - molto poco americana - di interventi sempre più cronometricamente anarchici, e con toni sempre meno concilianti alimentati dalle contestazioni del pubblico a Stancanelli e dagli applausi a Licandro (il più convinto quando associa l’ex sindaco Umberto Scapagnini all’attuale governatore Raffaele Lombardo), i due si azzuffano su numeri e possibili soluzioni: dall’Ici alla tassa sui rifiuti, dalla vendita degli immobili comunali alle aziende municipalizzate, sulle quali si arriva a una trionfale convergenza (“E’ una vergogna che i loro bilanci siano così in passivo, in particolare quelli dell’Amt”, dicono entrambi)

 

“Voi cittadini – si accalora vistosamente il sindaco, che spesso si ferma per autocensurare la voce troppo alta – partite con un'infinità di pregiudizi nei miei confronti. E’ ancora presto, se tra cinque anni non sarò riuscito a combinare niente farete bene a inseguirmi e ricoprirmi di insulti. Recentemente ho incontrato proprio Licandro all’aeroporto, abbiamo parlato per un’ora e io gli ho chiesto di aiutarmi; aiutarmi a capire cosa c’è da fare. Anche se non è più in Consiglio comunale, io ho bisogno di lui; così come di voi e di un’opposizione forte. Con il sostegno anche di Dio, sono convinto di poter risollevare questa città”.

L’altro, sempre dandogli del “lei”, gli schiaffa in faccia un’argomentazione che piace alla folla: “Come la mettiamo con i suoi collaboratori? Perché ha mantenuto nel suo staff quei personaggi che chiaramente hanno contribuito alla rovina della città?”. Stancanelli cerca con tutte le sue forze di dissociarsi dal passato, ma è dura convincere quei catanesi ai quali il sindaco ricorda a mo’ di piccola rivalsa come siano rappresentanti di una minoranza stra-battuta alle elezioni. E alla fine del dibattito, sbandierando la propria passionalità (“Dovreste essere contenti di avere un primo cittadino che si infiamma e si incazza”), si butta tra la gente come quei rocker in tuffo dal palco: i suoi ascoltatori non si scansano, ma altre quattro gliele dicono soddisfatti.


08/11/2008



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