Report contro il ponte, società attaccano: ‘Finta inchiesta, solo bufale’

Eurolink e Webuild ce l'hanno con Rai 3

Eurolink e Webuild contro Report. Le due società danno mandato di denuncia penale e richiesta danni nei confronti della trasmissione Rai che ha trasmesso il servizio ‘Il ponte a tutti i costi’ sul progetto per la struttura sullo Stretto di Messina. “Nove pagine inedite – dicono Eurolink e Webuild – svelano ai cittadini italiani la bufala messa in piedi da Report nella puntata del 19 gennaio, che ad arte ha creato una finta inchiesta giornalistica volta a screditare il valore del lavoro condotto per anni da migliaia di ingegneri e tecnici, per rendere possibile la costruzione del ponte”.

Nel dettaglio “il nostro gruppo è in possesso dell’accordo firmato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’università la Sapienza di Roma e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella persona del suo presidente Carlo Doglioni. Tale accordo smentisce categoricamente quanto indicato da Doglioni durante la puntata di Report. ‘Noi come Ingv non siamo stati coinvolti formalmente per dare un parere sulla pericolosità sismica’, ha dichiarato Doglioni. Un accordo che il consorzio costruttore dell’opera, Eurolink, e il Gruppo Webuild, che ne è leader, decidono ora di pubblicare (sul sito di Webuild), dando contemporaneamente mandato di denuncia penale contro i giornalisti della trasmissione di Rai 3 e del presidente Doglioni, oltre agli altri intervistati”.

Secondo le due aziende “quella del mancato coinvolgimento dell’Ingv è l’ultima delle tante bufale che Eurolink e Webuild vogliono smascherare, fake news che in questi mesi sono state alimentate dai detrattori del Ponte e rilanciate dalla stampa, senza tener conto del valore economico e sociale che potrà esser generato durante la costruzione del ponte per i lavoratori di un’intera filiera produttiva”.

Parole un po’ diverse quelle del comitato no ponte Capo Peloro: “Siamo grati alla redazione di Report per il servizio di ieri su Rai 3, che evidenzia in maniera documentata e con il supporto di tecnici i tanti dubbi e le menzogne già denunciate in varie occasioni. Innanzitutto la costruzione di un pilastro a ridosso di una faglia attiva, poi prove tecniche sui cavi mai fatte, computo metrico estimativo inesistente, progettazione e realizzazione opere a stralci assurda. Per non parlare delle altre magagne scoperchiate dal servizio, come le cointeressenze tra vecchi e nuovi progettisti; la lievitazione dei costi dei lavori; l’inopportunità, per possibile conflitto d’interessi, delle varie nomine ‘politiche’ nella Commissione Via-Vas, ente di cui andava invece salvaguardata la terzietà”.

Insomma, secondo il comitato messinese è stato “un servizio giornalistico completo, che fa seguito al servizio di Report dello scorso anno, che ha evidenziato in quel caso il devastante impatto ambientale del ponte, chiudendo così il quadro sulle ragioni dell’insostenibilità e irrealizzabilità del ponte. I servizi giornalistici di Report riconciliano con l’informazione del servizio pubblico – conclude il comitato – e per questo ringraziamo il giornalista Procaccianti, la redazione di Report e Ranucci il quale a chiusura dei servizi ha tra l’altro ricordato l’esagerata liquidazione delle spese giudiziali, oltre 300 mila euro, a carico dei 104 ricorrenti no ponte da parte del tribunale delle imprese di Roma, definendola un’enormità, un monito per quei cittadini che vogliono accedere alla giustizia per vedere tutelati i propri diritti”.

Si scaglia invece contro la trasmissione il senatore Nino Germanà, coordinatore della Lega Sicilia: “Il servizio di Report è uno schiaffo al servizio pubblico. Come può un programma della Rai avere un approccio così squilibrato e senza alcun contraddittorio? Per fortuna gli italiani sono più attenti e si rendono conto della faziosità della trasmissione. Report intervista solo persone contrarie all’opera: un avvocato è stato chiamato a rilasciare propri pareri su aspetti tecnici come l’altezza del ponte sul livello del mare, dando per oro colato quel che dice. Un intervistato sul sisma ricorda il Tacoma Bridge, crollato oltre 80 anni fa a causa del vento: che c’entra? Un altro ancora ci ricorda che nell’area ci sono stati 6.000 terremoti, ma si scorda di dire che in aree con maggiore forza sismica dello Stretto di Messina, come la Turchia, il Giappone e la California esistono e si costruiscono ponti sospesi. I cittadini non meritano tutte queste fake news”.

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