Spaccio di droga nel Cara di Mineo, sgominata banda nigeriana: 19 arresti

Blitz della polizia nel centro accoglienza del Catanese. VIDEO FOTO

Spaccio di droga nel Cara di Mineo, sgominata banda nigeriana: 19 arresti

CATANIA – Una banda di spacciatori di cocaina e marijuana che operava in varie zone d’Italia, ma che aveva una propria cellula operativa a Catania denominata ‘Viking’ o ‘Supreme Vikings confraternity’ e nel Cara di Mineo utilizzando il metodo mafioso è stata sgominata dalla polizia che ha eseguito 19 fermi.

I provvedimenti, emessi dalla Procura distrettuale antimafia, ipotizzano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania hanno permesso di ricostruire struttura e ruoli del sodalizio che imponeva la propria egemonia sul territorio, opponendosi e scontrandosi con gruppi rivali al fine di assumere e conservare il predominio nell’ambito delle comunità straniere presenti all’interno del Cara di Mineo creando un forte assoggettamento omertoso.

Durante le indagini sono stati intercettati dei rituali dai quali emergeva la fedeltà dei sodali alla confraternita.

GLI ARRESTATI. In manette William Ihugba, 31 anni, Kingrney Ewiarion, 21 anni, Beauty Eric, 27 anni, Michael Osokai, 33 anni, Sunday Aghaulor, 21 anni, Stanley Williams, 19 anni, Famous Williams, 22 anni, Monday Emmanuel, 22 anni; Sundaj Aghie, 28 anni, Chukwuemera Ozoemena, 27 anni, Samuel Oniovosa, 22 anni, Fedelix Okowe, 29 anni, Juliet Benjamin, 27 anni, Micheal Okorie, 39 anni, Osato Iyekekpolor, 26 anni, Anthony Leonard Izedonmi, 28 anni. Tre destinatari del decreto di fermo risultano irreperibili e sono ricercati. Paulinus ‘Mike’ Chukwubuike, di 31 anni, è stato scarcerato dopo che la squadra mobile ha accertato che non era lui la persona da fermare, ma un omonimo nigeriano detto anche lui ‘Mike’.

Gli arresti nascono a seguito della denuncia sporta da un nigeriano, ospite del Cara, per reiterate aggressioni e una rapina subita da suoi connazionali presenti nel centro. Dalle dichiarazioni sono emersi numerosi dettagli sull’esistenza di un gruppo di cittadini nigeriani, appartenenti a una confraternita di tipo cultista dedita ad attività criminali.

Questa organizzazione denominata “Vikings” o “Supreme Vikings Confraternity” (Svc), detta anche “Norsemen della Nigeria”, faceva parte di un più ampio sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in diversi Stati europei ed extraeuropei, caratterizzato dalla presenza di una struttura di carattere gerarchico, di organi deputati al coordinamento dei vari gruppi diffusi in Italia e al controllo del rispetto delle regole interne.

In particolare, gli indagati appartenevano tutti alla cellula denominata “Catacata M.P. (ITALY SICILIY) – De Norsemen Kclub International”, operante a Catania e provincia, con base operativa presso il Cara di Mineo, che oltre allo spaccio di droga, imponeva la propria egemonia sul territorio, opponendosi e scontrandosi con gruppi cultisti rivali per assumere e conservare il predominio sulle comunità straniere presenti nel centro di accoglienza, creando un forte assoggettamento omertoso.

Le intercettazioni hanno permesso di registrare un rituale caratterizzato da canti che inneggiavano all’unità della confraternita durante il quale ciascun singolo appartenente esclamava “voglio essere Norseman”. Emersi molti particolari del culto segreto, come la peculiare forma di giuramento che sanciva in modo inequivocabile la fedeltà che è dovuta all’organizzazione e la ferocia degli appartenenti al gruppo, in base alla regola del “Baga kills baga”, secondo cui se un Viking fa del male a altro sodale, la reazione può essere l’omicidio.

Al vertice della consorteria spiccava la figura di Ihugba William alias “Unoma” o “Oyoma”, c.d. “FF” del gruppo dei “Vikings” in Italia, ritenuto capo supremo con potere di nomina dei capi (detti “executioner”) dei gruppi territoriali. Il capo del gruppo operante a Catania e provincia era Kingrney Ewiarion, detto “Jogodò” o “Geghedé”.

Tra gli altri indagati, emergevano Anthony Leonard Izedonmi, detto “Phyno”, punto di collegamento con le altre cellule della confraternita presenti sul territorio nazionale, il quale, trasferitosi in provincia di Bergamo, è stato costantemente monitorato.

Un collaboratore di giustizia nigeriano ha evidenziato il rituale del giuramento denominato “oath”, che prevede che l’aspirante cultista beva il sangue di un Viking – il quale si taglia un dito con un rasoio o con pezzi di ossa – secondo il principio del “blood for blood”.

Scoperto un grave episodio di violenza sessuale di gruppo a una giovane nigeriana dimorante nel Cara di Mineo: uno degli indagati, con la complicità di sodali, nel settembre scorso, nel cuore della notte hanno fatto irruzione nell’alloggio della vittima e, armati di machete, minacciandola di morte, l’hanno violentata ripetutamente.


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