I farmaci chemioterapici vengono somministrati endovena nella maggior parte dei casi, ma la medicina ha introdotto nel tempo anche metodi di cosiddetta terapia intracavitaria, cioè all’interno per esempio del torace o dell’addome, attraverso il catetere. Efficace in molti casi, questa tecnica ha presentato però alcune limitazioni, tra cui la distribuzione non uniforme del farmaco e la possibilità di ricorrenza tumorale. La gestione dei tumori maligni con queste tecniche intracavitarie ha comunque portato miglioramenti significativi nelle condizioni dei pazienti, ma l’evoluzione verso tecniche più avanzate sta rivoluzionando il panorama del trattamento oncologico.
È quello che accade al Policlinico G. Martino di Messina grazie alla collaborazione tra le Unità Operative di Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo e di Chirurgia Toracica, dirette rispettivamente da Antonio Macrì e da Francesco Monaco. La metodica si chiama Pressurized IntraThoracic Aerosol Chemotherapy (Pitac) e viene eseguita a Messina e in altri quattro centri italiani. La somministrazione del farmaco avviene in modo mininvasivo per via toracoscopica, tra pleura e polmone, in condizioni di alta pressione, ed è indicata per trattare tumori di diversa origine che hanno dato metastasi alla pleura e che spesso si presentano con versamento pleurico. La trasformazione in aerosol permette al farmaco un’ottimale distribuzione all’interno della cavità pleurica e le elevate pressioni consentono una migliore capacità di penetrazione del chemioterapico nelle cellule tumorali, con basso assorbimento sistemico e una riduzione degli effetti collaterali.