Reintegro prof non vaccinati: è polemica

I presidi: "Mansioni senza contatti con gli alunni? Difficile trovarne"

I docenti non vaccinati secondo il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale possono rientrare a scuola ma andranno adibiti ad altre mansioni che non siano l’insegnamento e che non prevedano contatto con gli alunni. “E’ molto difficile, a scuola, stabilire quali siano le mansioni non a contatto con i ragazzi”, osserva il presidente di Anp (Associazione nazionale presidi) Antonello Giannelli. “Gli stessi impiegati di segreteria e i bidelli entrano a contatto con gli alunni. C’è una volontà di normalizzare la situazione di chi non si è vaccinato; gli si paga lo stipendio per non lavorare, dando mansioni sostanzialmente inesistenti”.

“Tutto questo – aggiunge Giannelli – viene fatto con risorse sottratte al fondo da dividere tra tutti e che dovrebbe servire ad aumentare lo stipendio dei docenti. Sono riusciti a fare proprio un bel capolavoro”.

Mario Rusconi, presidente Anp Roma, segnala “una miriade di proteste dei presidi romani relativamente alla riammissione a scuola del personale non vaccinato da impiegare, come stabilisce il dl, in attività non a contatto con gli studenti. Evidentemente – osserva – si trascura il fatto che nelle scuole il 90% delle persone che le frequentano sono gli studenti e risulta impossibile individuare locali in cui non vi sia la loro presenza. Inoltre proprio per permettere distanziamenti adeguati durante la pandemia sono stati riadattati ad aule tutti i locali in precedenza destinati ad altra funzione: aula magna, laboratori, biblioteche, luoghi di studio individuale, etc”.

“Non solo dunque la norma ci sembra di quasi impossibile attuazione ma – lamenta Rusconi -, come ha sottolineato anche il presidente di Anp, questo personale dovrà essere sostituito con supplenti i cui stipendi saranno pagati utilizzando fondi destinati al contratto dei docenti”.

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