Studenti dello Spedalieri in assemblea permanente

Protesta nel liceo catanese: "Abbiamo vissuto gli anni pandemici come invisibili"

Gli studenti e le studentesse del liceo classico Nicola Spedalieri di Catania nelle prime ore della mattinata hanno dichiarato l’istituto in autogestione. Dopo una prima intenzione di occupare, in seguito a un colloquio con la dirigenza, sono rimasti in assemblea permanente. Le motivazioni che hanno spinto gli studenti e le studentesse a uno stato di agitazione sono le stesse che hanno portato centinaia di studenti in piazza nell’ultimo mese, nel ricordo di Lorenzo, coetaneo morto nel luogo in cui stava svolgendo uno stage per la scuola.

A questo ultimo mese di rivendicazione contro il Pcto si aggiungono anche le rivendicazioni che da più di un anno gli studenti e le studentesse ripetono in tutte le piazze italiane; le riforme della scuola verso l’esame di Stato dopo due anni in Dad gestita da istituzioni, a detta degli studenti, impreparate e infine risollevano il polverone di una scuola in cui l’omertà delle scuole e dirigenze contro molestie, bullismo e violenze psicologiche esistenti nelle aule scolastiche sia una realtà concreta e per nulla rara.

Riportiamo alcuni passaggi del loro comunicato pubblicato per annunciare le motivazioni della loro occupazione: “Oggi 15 febbraio del 2022 noi studenti e studentesse del liceo classico Nicola Spedalieri abbiamo deciso di occupare la sede del nostro istituto. Riuniti in assemblea, la maggioranza si è espressa a favore dell’azione, spinta da innumerevoli motivazioni. La scelta di riappropriarci dei nostri spazi infatti è una tappa di un percorso che ci ha visto in prima persona spenderci durante tutto quest’anno per porre chiaramente le nostre rivendicazioni riguardo la scuola come istituzione. Noi studenti, giovani, abbiamo vissuto gli ultimi anni pandemici come gli ultimi, come invisibili, a ogni nostra richiesta c’è stato un rifiuto, a ogni nostra necessità un silenzio da parte delle istituzioni. Nonostante ciò, siamo noi a fare i conti quotidiani con i loro errori, siamo noi a dover pagare una sicurezza inesistente, siamo noi a pagare la loro disorganizzazione”.

Sul Pcto e sulle ultime tragedie che hanno coinvolto i loro coetanei si esprimono così: “Le ultime vicende accadute (nelle ultime veniamo a sapere della morte di Giuseppe, nostro coetaneo di Ancona deceduto durante uno stage) hanno dimostrato che le nostre voci sono inascoltate e che le nostre vite sono merce di scambio per grandi aziende e i nostri corpi campi di sfruttamento per chi tiene solo ad accumulare denaro. Siamo stanchi e avviliti da un tipo di formazione vuota, che non ci restituisce nessuna capacità critica sul presente, nessuno sguardo in grado di immaginare un futuro realmente diverso, ma solo oppressione constante sulle nostre idee e sui nostri desideri”.

E infine sull’importanza del loro gesto di occupazione ci tengono a sottolineare: “Oggi vogliamo dimostrare come l’autogestione e l’ascolto della voce degli studenti sia una realtà percorribile, l’unica che miri veramente a una istruzione che rispetti l’individuo, che miri a valorizzare la cultura e la crescita di ciascuno e che non abitui allo sfruttamento e alla passività”.

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