“Due anni difficilissimi, aiutiamo i giovani”

La ministra Messa a Catania: "L'università deve riprendersi il ruolo di faro"

CATANIA – “Puntare su reclutamento forte, di giovani, anche, possibilmente, facendo ritornare i nostri ragazzi dall’estero, per creare una circolazione di cervelli e interrompere più possibile la fuga”. E’ uno dei tre punti sulla visione del futuro dell’università proposti dalla ministra Maria Cristina Messa all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo di Catania. “La prima visione – ha detto – è rendere sempre più attrattivi i percorsi universitari per studentesse e studenti a prescindere dalle condizioni economiche. Il diritto allo studio non è ancora perfetto, studiare costa. Oltre alle borse di studio, alla no tax area, con un rapporto positivo tra Governo e Regioni, dobbiamo cercare di ampliare il più possibile la platea dei beneficiari. Diritto allo studio va coniugato anche al welfare studentesco”.

“La seconda – ha aggiunto – usare tutti i possibili strumenti di meritocrazia per un reclutamento che sia forte, che non sia soggetto a facilitazioni che non fanno bene a nessuno. Vi stimolo molto a usare il reclutamento anche discutendo di cosa è il merito, dei parametri che usciamo e che non possono essere solo le pubblicazioni scientifiche, ma sono anche la capacità didattica, la terza missione, la capacità di innovare. Terzo: puntare non solo sui curricula ma sulla progettualità. Dobbiamo iniziare a fare grandi progetti, dobbiamo avere idee progettuali non solo di ricerca ma anche didattica”.

“Abbiamo di fronte – ha affermato – un mondo in cui si mischiano i saperi, in cui il modo di comunicazione e insegnamento cambia perché cambiano i giovani. Dobbiamo riuscire a coniugare investimenti in ricerca con il lavoro che i giovani faranno. La Sicilia può giocarsela tantissimo. Ha circa il 4,5% di startup e spin off a livello italiano e Catania è la sedicesima città. Cerchiamo di lavorare tutti insieme perché i nostri giovani non solo ci credano, ma perché abbiano ragione di crederci”.

“I giovani hanno subito due anni difficilissimi, più di noi che abbiamo una certa età, e vanno aiutati: arrivano dalla scuola con due anni di Dad e hanno difficoltà enormi, oltre che di apprendimento e conoscenza anche di tipo psicologico e di disagio. Vanno ascoltati moltissimo e vanno coinvolti e resi partecipi. Abbiamo da dire qualcosa di nuovo ai giovani – ha aggiunto – c’è una nuova era in cui conoscenza e competenza, che sono al centro dell’università, hanno riassunto un ruolo fondamentale nel nostro Paese. Questo è un grande cambiamento di passo perché le risorse, che sono state molto poche, per il primo anno sono tantissime: 11 miliardi nel Pnrr, abbiamo aumentato in bilancio i fondi per le università che tra cinque anni aumenteranno di oltre 800 milioni più di quanto c’è oggi, abbiamo investito in bandi per studenti e studentesse e tutti i percorsi per la mobilità”.

“Il cambio di passo – ha sottolineato la ministra Messa – consiste nell’assumere sempre di più tutti i principi fondamentali che portano a essere comunità con tutti per una grande assunzione di responsabilità comune nell’investire le risorse e ad avere una visione a lungo termine. Non possiamo pensare solo all’oggi, ma dobbiamo pensare a cosa succederà domani, tra cinque-dieci anni. Dobbiamo cercare di prevenire perché formiano ragazzi che la spenderanno nella loro vita e quindi dobbiamo essere un passo avanti rispetto a quello che succede. Le università in tutta Italia, e qui anche, in Sicilia in particolare, svolgono un ruolo di ‘faro’ nella società che può essere offuscato, ed è successo, ma deve riprendere a emanare la propria luce perché è un punto di riferimento estremamente importante. L’università è uno strumento particolare che permette di lavorare sul territorio, ma con uno sguardo internazionale: non è solo un luogo, ma guarda anche al mondo”. 

 

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