Così predavano i ristori: ‘Stato vuole essere fregato’

Frode da 440 milioni sui fondi per la pandemia, misure cautelari pure in Sicilia

Soldi stanziati dallo Stato per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà a causa della pandemia e finiti invece in modo illecito nelle mani di professionisti, imprenditori e commercialisti che non ne avevano diritto. E’ la maxifrode scoperta dalla guardia di finanza in un’indagine partita da Rimini e poi estesa a diverse regioni, compresa la Sicilia. Complessivamente sono 78 le persone indagate e 35 le misure cautelari emesse dal gip, mentre è di 440 milioni l’importo complessivo dei fondi illecitamente percepiti attraverso la creazione e la commercializzazione di falsi crediti d’imposta. 

“L’inizio del coronavirus ha portato bene”, dicevano i principali indagati intercettati. E ancora: “Non so più dove andare ad aprire i conti correnti in giro per il mondo”. “Cioè, lo Stato italiano è pazzesco, è una cosa… vogliono essere fregati praticamente…”, dice  Nicola Bonfrate, ritenuto promotore e capo dell’associazione a delinquere, amministratore di diritto o di fatto di numerose società coinvolte negli illeciti contestati.

Otto sono le persone finite in carcere e altre 4 ai domiciliari mentre nei confronti di 20 imprenditori è stata disposta l’interdizione all’esercizio di impresa e per 3 commercialisti l’interdizione all’esercizio delle professione. Secondo quanto emerso dalle indagini della guardia di finanza, facevano parte di un’associazione con base a Rimini ma con ramificazioni in tutta Italia responsabile di aver creato e commercializzato per un importo di 440 milioni i falsi crediti di imposta, lo strumento introdotto tra le misure previste dal governo con il decreto Rilancio del 2020 per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà.

Con l’impiego di cani cashdog, le Fiamme gialle hanno trovato durante una perquisizione trolley pieni di banconote, perché l’organizzazione era riuscita tramite società napoletane a monetizzare i crediti derivanti dai bonus.

L’esecuzione delle misure è scattata oltre che in Emilia Romagna anche in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto. I finanzieri di Rimini assieme agli altri reparti territoriali, allo Scico e al Nucleo speciale frodi tecnologiche hanno eseguito anche un’ottantina di perquisizioni e sequestrato i falsi crediti d’imposta, beni e società per il reato di indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato. Tra gli indagati, 9 avevano presentato domanda di reddito di cittadinanza mentre altri tre avevano precedenti per associazione di stampo mafioso 

Nell’inchiesta sono oltre 100 le società coinvolte, create ad hoc per ottenere bonus locazioni, bonus per ristrutturazioni con miglioramenti sismici ed energetici e i cosiddetti bonus facciate che nell’ultimo anno hanno portato all’apertura di una moltitudine di cantieri edili in tutta Italia. 

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