Etna: bocca laterale a bassa quota

Colata lavica a quota 1.700 metri: "Fenomeno solo effusivo e molto lento"

CATANIA – L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, comunica che dalle 16.30 si osserva una debole attività stromboliana dal cratere di sud-est dell’Etna. Le analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza mostrano l’apertura di una bocca effusiva che produce una colata scarsamente alimentata lunga qualche centinaio di metri.

Il fronte della colata forma piccole digitazioni che hanno raggiunto la zona dei Monti Centenari, attestandosi a una quota stimata tra 1.700-1.800 m s.l.m. In corrispondenza della bocca effusiva non si osserva attività esplosiva visibile a distanza. Dal punto di vista sismico è proseguito il graduale aumento dell’ampiezza media del tremore vulcanico. Allo stato attuale ha raggiunto l’intervallo dei valori alti. L’attività infrasonica non mostra invece variazioni significative. Le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non hanno registrato variazioni significative.

“Si è aperta una singola bocca effusiva (cioè una bocca che emette solo lava, senza attività esplosiva) nella Valle del Bove, alla base della ripida parete occidentale che culmina in alto nel Cratere di Sud-Est. Questa bocca si trova lontano da zone popolate, e sta emettendo una piccola colata di lava, che si sta riversando lentamente in zone desertiche e coperte di neve. Allora facciamo chiarezza – spiega il vulcanologo Boris Behncke dell’Ingv –  Questa nuova eruzione – perché di eruzione laterale si tratta, certamente intimamente collegata al Cratere di Sud-Est – è completamente tranquilla, senza attività esplosiva e senza alcuna attività sismica. Non si tratta quindi di risalita di un magma “nuovo” e ricco in gas, anzi di gas non se ne vede praticamente. Ciò significa che questa eruzione non è né come quella del 2018 (che era stata preceduta da mesi di intensa attività sismica e forti deformazioni del suolo, e durante la quale sono avvenuti migliaia di terremoti), né come quella del 1991-1993, anch’essa preceduta da sciame sismico, e con intensa attività esplosiva alle bocche eruttive durante le prime settimane dell’eruzione”.

“La nuova colata di lava è poco alimentata, avendo percorso un paio di centinaia di metri nelle prime ore (in contrasto la colata del 1981 a Randazzo ha percorso nello stesso tempo circa 6 km). Un po’ fa pensare all’eruzione di settembre 2004 – marzo 2005, che era altrettanto “silenziosa”, oppure un’eruzione, poco nota, che nei primi mesi del 1968 è avvenuta in zona Serra Giannicola, durante un periodo di continua attività stromboliana ed effusiva al Cratere di Nord-Est. In ogni caso, l’Etna ci ha sorpreso per l’ennesima volta, ma questo lo sapevamo già, che non ci dobbiamo meravigliare se l’Etna ci sorprende. Fortunatamente la sorpresa è una cosina piccola ed innocua, ma ben visibile dal settore orientale del vulcano, fra Acireale e Mascali” conclude il vulcanologo.

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