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24 Gen 2022

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CATANIA – In principio furono i Crabs, precursori dell’anima rock di Catania già dalla seconda metà degli anni Sessanta. Trent’anni dopo, a chiudere la parabola, c’erano gli Uzeda. In mezzo una costellazione di piccole band. A ripercorrere la stagione d’oro del rock “made in Etna”, che culminò nel 1995 con lo strepitoso concerto al Cibali dei R.E.M. è il libro “Trent’anni di musica ribelle a Catania. 1970-2000. Storie di ordinaria rockfollia”, di Davide Spampinato (nella foto sotto).

Un vero e proprio atlante della musica rock etnea nell’ultimo spicchio del secolo scorso e che – corredato da foto d’epoca, locandine, fanzine, ritagli di giornali e copertine di vinili custodite dall’autore e dai suoi amici come cimeli – venerdì 3 dicembre sarà presentato a Catania (Centro Zo, ore 18). Il volume è introdotto da una prefazione del musicista Cesare Basile, e si chiude con la post-fazione e la testimonianza di Carmelo Aurite, giornalista che rievoca quegli anni. In appendice, in ordine alfabetico le oltre cento band citate con i nomi dei componenti.

Qualche nome? Skulls, Denovo, Carmen Consoli, Flor de Mal (poi Flor), Rhino Rockers, Boppin’ Kids, Ramblers, Schizo, No Rules, Phextwin, Kunsertu, Malibran, Francois e le Coccinelle. Tutti i protagonisti della scena underground di Catania. Un fenomeno assolutamente inedito, e favorito dalla sensibilità musicale di alcune personalità come Nico Libra e Piero Toscano – che dagli States importavano Clash, Talking Heads, Jam, Violent Femmes, Smiths e R.E.M. – e di Checco Virlinzi, appassionato e visionario imprenditore che, prima della prematura scomparsa, diede vita alla casa discografica indipendente Cyclope Records.

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