Messina, ruspe cancellano la vergogna delle baracche

Alle demolizioni presente il ministro Carfagna FOTO - VIDEO

MESSINA – Dopo tante illusioni gli abitanti delle baracche di Messina possono sperare concretamente di poter abitare nei prossimi anni in case “normali”. Questa mattina il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha voluto presenziare all’avvio dei lavori di demolizione e di bonifica della baraccopoli, diventata da anni la vergogna della città dello Stretto. Una delle baracche era sorta nel 1908 per ospitare gli sfollati del disastroso sisma; non sarà smantellata ma diventerà una “casa museo”.

La maggior parte di quelle che erano ancora in piedi sono sorte nel dopoguerra, nel periodo della ricostruzione dopo i bombardamenti. Oggi finalmente il via libera alle ruspe, con un cronoprogramma che dovrà essere realizzato in pochi anni grazie ai 100 milioni di finanziamenti stanziati dal governo nell’ambito dei Fondi per lo sviluppo e la coesione e ad altri 100 milioni in arrivo per il Progetto pilota di Messina.

Il sindaco Cateno De Luca si occuperà operativamente dello smantellamento e dell’assegnazione delle case reperite nel mercato immobiliare. Questa mattina sono partite le operazioni di demolizione della terza baraccopoli cittadina, quella dell’Annunziata, dopo quelle di Case D’Arrigo e Fondo Saccà, già portate a termine dal Comune. Una svolta storica, nata dall’approvazione di un emendamento firmato dal ministro Carfagna in piena emergenza Covid, che ha avuto una convergenza trasversale e ampia. Tuttavia per uscire dalle baracche le circa 2.500 famiglie che ancora vi abitano (complessivamente oltre 8 mila persone) dovranno aspettare i necessari passaggi burocratico-amministrativi e i lavori di ricostruzione.

Tra gli sfollati ci sono molti bambini, disabili, malati, anziani e persone in difficoltà. Alcuni vivono in case con i tetti di amianto, con la fogna che scorre vicino e la costante presenza di topi e blatte. Una situazione gravissima sotto il profilo sanitario e sotto quello ambientale e sociale. La politica ha provato negli anni a dare risposte, anche con una legge speciale, ma senza risultati concreti: nel 1990 la Regione siciliana riuscì a varare un provvedimento che stanziava 500 miliardi di vecchie lire e che doveva rappresentare la risposta alle esigenze di tanti messinesi che vivevano nelle aree degradate.

A distanza di 30 anni e nonostante i finanziamenti previsti, solo alcuni utilizzati, le baracche sono rimaste dove erano. Nel 2018 si è intrapreso un nuovo cammino: è stata creata Arismè, l’agenzia per il risanamento di Messina con la missione di dare un’unica regia all’opera di risanamento. Oggi finalmente, dopo oltre un secolo dalla costruzione della prima baracca, è cominciata l’opera di demolizione.

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