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Catania
26 Gen 2022

Catania, corruzione in esproprio di terreni privati

SiciliaCatania, corruzione in esproprio di terreni privati

CATANIA – Due funzionari pubblici sono stati arrestati dalla guardia di finanza di Catania per istigazione alla corruzione nell’ambito della procedura di esproprio per pubblica utilità di terreni privati per l’ampliamento a finanziamento Nato della base aerea di Sigonella. Nei loro confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip. Indagini, coordinate dalla Procura distrettuale di Catania, sono state condotte in Sicilia, Puglia e Lazio. L’operazione è stata denominata ‘Extra base’.

I funzionari sottoposti a indagini sono Matteo Mazzamurro e Giuseppe Laera, rispettivamente tenente colonnello e luogotenente, appartenenti all’aeronautica militare/3° Reparto Genio di Bari. Le indagini hanno preso spunto dalla denuncia di un collaboratore di una delle società proprietarie dei terreni facenti parte dell’area oggetto di esproprio ricadenti nei territori di Motta Sant’Anastasia e Catania. Il fondo fa parte della Sater, azienda agricola del gruppo editoriale Ciancio Sanfilippo, così come riferito in conferenza stampa dal procuratore Carmelo Zuccaro. “Noi sappiamo che il collaboratore della Sater – ha detto Zuccaro – ha agito con il consenso della proprietà che ha come amministratore unico Mario Ciancio Sanfilippo. C’è stata ampia collaborazione anche da parte del ministero della Difesa”. 

Così si è riscontrato che i due appartenenti all’aeronautica militare, deputati a seguire l’iter amministrativo di tutta la procedura di esproprio di una vasta area (circa 100 ettari) confinante con la base aerea di Sigonella, hanno sollecitato il proprietario del terreno a versare una somma di denaro in contanti, garantendo in cambio diversi vantaggi quali: un indennizzo maggiore (fino a 35 mila euro per ettaro) rispetto ai valori di mercato (18 mila euro) per l’esproprio del terreno; un ampliamento, rispetto al progetto originario, dell’area da espropriare, così da garantire un maggiore vantaggio al privato, con conseguente aumento della spesa pubblica; il veloce riconoscimento dell’indennità di esproprio, senza necessità di avviare contenzioso con la pubblica amministrazione.

I pubblici ufficiali, in cambio della messa a disposizione della loro funzione, hanno, in più occasioni, richiesto al proprietario del terreno un illecito compenso, stabilito mediante un “tariffario” che prevedeva una percentuale (dall’1 al 3 per cento) a favore loro, in base all’aumento di valore dell’indennità di esproprio. 

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