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27 Gen 2022

Veronica condannata anche per calunnia

SiciliaVeronica condannata anche per calunnia

RAGUSA – Nuova condanna per Veronica Panarello, la donna di 33 anni in carcere da quasi sette anni per l’omicidio del figlio, il piccolo Loris Stival, trovato morto a santa Croce Camerina (Rg) il 29 novembre 2014. Il tribunale di Ragusa ha condannato la donna a due anni di reclusione per le calunnie nei confronti del suocero Andrea Stival, che la Panarello aveva accusato di essere l’esecutore materiale del delitto del bambino.

La giovane aveva raccontato di essere l’amante del suocero; il bambino avrebbe scoperto la tresca e voleva parlare col padre. Per questo, a suo dire, Andrea Stival lo avrebbe ucciso. Poi entrambi avrebbero trasportato il corpo fino al canalone. Le sue affermazioni, ritenute non veritiere e calunniose, le sono costate la condanna a due anni di reclusione.

Il processo per l’omicidio, infatti, già concluso in Cassazione con la condanna definitiva a 30 anni di reclusione, ha accertato che solo la donna si trovava in casa al momento dell’omicidio e che solo lei avrebbe caricato il corpicino in auto (auto che aveva parcheggiato in garage, contrariamente alle sue abitudini, anche se per una breve sosta a casa), abbandonandolo poi nel canalone, dove venne ritrovato intorno alle 17.

Panarello è stata anche condannato al risarcimento danni di 24.000 euro nei confronti del suocero ed al pagamento delle spese processuali. Il legale di Andrea Stival, Francesco Biazzo, ha parlato di “danno inquantificabile perché hanno leso l’onorabilità di Andrea Stival”. La donna, attualmente detenuta nel carcere di Torino, era collegata in videoconferenza da Novara; Andrea Stival, invece, era presente in aula.

Sul capo di Veronica Panarello pende un altro processo. Il 15 ottobre, a Catania, si celebrerà quello per le minacce nei confronti del suocero. Dopo la condanna in appello la donna, a stento trattenuta dagli agenti di Polizia penitenziaria, tento di scagliarsi contro il suocero, minacciandolo: “Sei contento? – gridò – Sai cosa ti dico? Prega Dio che ti trovo morto perché altrimenti ti ammazzo con le mie mani quando esco”. “Non abbiamo ancora deciso se costituirci o meno in questo processo – afferma l’avvocato Biazzo -, per noi era importante il processo odierno che ha messo la parola fine – lo speriamo – a tutte le dicerie e le infamie di questi anni”.

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