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mercoledì, 24 maggio 2017

Pubblicato: 23/08/2008

Rapinatori "traditi" dalle mogli

Arrestati due giovani catanesi che colpivano nelle città del Nord e poi tornavano in Sicilia, per la cattura decisive anche le telefonate delle consorti

TRENTO - La polizia di Trento ha individuato ed arrestato una banda di siciliani specializzata nel compiere rapine al nord Italia muovendosi come pendolari. I rapinatori - ha accertato la squadra mobile del capoluogo trentino - partivano il lunedì alla volta di alcune città del nord, qui compivano i colpi e poi nel fine settimana rientravano in Sicilia.

La polizia ha in particolare accertato la responsabilità di due catanesi in due rapine messe a segno a Trento nell'aprile di quest'anno e li ha arrestati in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare. Uno dei due, bloccato a Fermo (Ascoli Piceno), era latitante in quanto colpito da provvedimento restrittivo per un'altra rapina avvenuta circa un anno fa.

I due, Filippo Muzzi, 29 anni, e Luca Raimondo, 27 anni, dormivano in auto nella città prescelta per compiere le rapine dopo un viaggio dalla Sicilia compiuto con una Renault Twingo, poi di giorno individuavano una banca di periferia in posizione isolata con dipendenti donne e infine uno di loro, a turno, entrava in azione disarmato.

Muzzi era già colpito da ordine di carcerazione per una rapina compiuta l'anno scorso a Barcellona (Messina). Per le loro trasferte - hanno scoperto gli inquirenti - erano soliti fermarsi a Fermo (Ascoli Piceno) in un'abitazione di una conoscente, risultata estranea ai fatti.

Tutto è nato dopo due rapine fotocopia messe a segno il 14 e il 29 aprile di quest'anno alla filiale della Vela di Trento della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, che aveva fruttato circa 16 mila euro. Grazie alle immagini registrate dalla telecamere esterne, la squadra mobile ha individuato la targa dell'auto usata dai rapinatori e quindi è risalita al proprietario del mezzo. A questo punto la polizia, coordinata dal pm di Trento Davide Ognibene, ha raccolto ulteriori elementi di prova che hanno consentito l'arresto dei due catanesi, bloccati alla periferia di Catania nelle loro abitazioni.

La polizia ha inoltre scoperto che i due, un mese dopo le rapine di Trento, erano tornati nel capoluogo trentino per compiere altri colpi ma avevano dovuto desistere perché, a differenza delle altre volte, avevano lasciato accesi i telefonini ed erano stati chiamati da casa dalle loro mogli. Una traccia risultata utile agli investigatori per dimostrare la loro presenza a Trento.

In un altro caso, alla fine di maggio a Fermo (Ascoli Piceno), avevano desistito perché arrivati cinque minuti dopo la chiusura della banca scelta per il colpo. Con gli arresti di oggi, sono 12 i catanesi arrestati dal 2001 con l'accusa di avere compiuto rapine in banca a Trento. Negli anni scorsi la squadra mobile aveva individuato una banda, evidentemente con maggiori mezzi economici, che per i suoi spostamenti pendolari usava l'aereo invece dell'auto. Proseguono intanto le indagini della polizia per verificare se i due siciliani siano responsabili di altre rapine in banca compiute nei mesi scorsi in altre zone del nord Italia.




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