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martedì, 17 gennaio 2017

In carcere il killer del piccolo Di Matteo


ROMA - Niente concessione degli arresti domiciliari per il pentito Vincenzo Chiodo condannato a 17 anni di reclusione per aver ucciso, insieme ad altri mafiosi, il piccolo Giuseppe Di Matteo. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Cassazione accogliendo il ricorso della Procura di Palermo. Chiodo non ha mai scontato nemmeno un giorno di carcere.

In particolare la Prima sezione penale della Cassazione ha dato ragione al ricorso con il quale il pg di Palermo Dino Cerami si era opposto alla concessione dei domiciliari all'uomo che strangolò il ragazzino di appena undici anni, ucciso da Cosa Nostra - il cui cadavere fu sciolto nell'acido - su ordine di Giovanni Brusca per punire il padre del piccolo che aveva iniziato a collaborare con la giustizia.

"La legge prevede - ha fatto presente il pg Cerami agli 'ermellinì - che per andare ai domiciliari il collaborante debba aver scontato in carcere almeno un quarto della pena".

La Suprema Corte ha condiviso questo punto di vista e ha annullato senza rinvio l'ordinanza con la quale il Tribunale di sorveglianza di Palermo, il 20 novembre 2007, aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova presentata da Chiodo concedendo i domiciliari. Ora il pentito dovrà andare in carcere e scontare almeno una parte della condanna.




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