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martedý, 27 giugno 2017

Pubblicato: 28/04/2010

Anziani ipnotizzati e truffati

Scoperta nel Trapanese un'organizzazione che convinceva le vittime ad acquistare gioielli falsi, servendosi di tecniche per abbassare il livello di attenzione. Quattordici persone sono finite in manette

ALCAMO (TRAPANI) - I carabinieri della compagnia di Alcamo stanno eseguendo 13 provvedimenti cautelari emessi dal Gip del tribunale di Trapani, su richiesta della Procura, nei confronti di appartenenti ad un'organizzazione che avrebbe compiuto numerose truffe utilizzando perfino l'ipnosi.

In carcere sono finiti Filipo Genova di 50 anni, Giuseppe Immesi di 50, Domenico Immesi di 30, Michele Incontrera di 47, Christian Volpe di 31, tutti di Palermo; Giuseppe Costantino di 42 anni e Antonino Grimaudo di 46, entrambi di Cinisi. Ai domiciliari Giovanni Barone di 55 anni e Francesco Arizzi di 49, entrambi palermtani. Inflitta la misura cautelare dell'obbligo di dimora a Palermo a Antonino Arizzi di 27 anni, Gaetano Grillo di 44, Francesco Grisafi di 26 e Attilio Immesi, 48 anni, tutti di Palermo.

L'indagine sui "pataccari" che truffavano anziani vendendo cocci di vetro per gioielli o scambiando banconote con falso denaro di cartone ha riunito 26 procedimenti penali, inizialmente contro ignoti, aperte da numerose procure della Sicilia. Sono più di 30 le truffe accertate e consumate ad Alcamo, Trapani, Mazara del Vallo, Erice, Castellammare del Golfo, Sciacca, Ribera, Porto Empedocle, Partinico, Capaci, Palermo, Casalnuovo di Napoli (Napoli) e Battipaglia (Salerno).

Tra i reati contestati l' associazione per delinquere finalizzata alla truffa e la sostituzione di persona. L'organizzazione si era specializzata in un classico della "sceneggiata": convincere le vittime ad acquistare a "prezzi di favore" (dai due ai cinquemila euro) gioielli falsi, spacciati per oggetti preziosi di elevato valore commerciale. La banda risulta dalle indagini, agiva secondo "modalità seriali e ripetitive" ed è stato proprio questo standard usato per truffare gli anziani che l'ha fatta cadere nella rete dei militari del'Arma.

In pratica agivano in questo modo: un soggetto avvicinava un anziano in un luogo pubblico, fingendosi straniero; poco dopo al gruppo si univa un finto interprete - il quale riferiva alla vittima designata che lo "straniero" era intenzionato a vendere dei preziosi - e, successivamente, giungeva un falso gioielliere, che attestava il congruo valore. Al malcapitato acquirente i truffatori proponevano l'acquisto di gioielli ad un prezzo decisamente inferiore al valore attribuito dal falso gioielliere che, intanto, manifestava l'intenzione di acquistare lui i preziosi.

La velocità dell'operazione, come pure la capacità di impersonare le varie figure (straniero, interprete, gioielliere), sottolineano gli investigatori, "ipnotizzava" gli anziani che, credendo di concludere un affare, nella maggior parte dei casi, decidevano di sborsare dai duemila a i cinquemila euro per acquistare oggetti del valore commerciale di qualche decina di euro.

Uno dei "terreni" privilegiati di azione - dicono gli investigatori - erano le zone dei mercatini, dove, per la maggiore frequentazione di persone, più facile era reperire soggetti ritenuti deboli e di facile abbordaggio.




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