Mistero sulla morte di un impiegato della Boeing

Aveva denunciato problemi di sicurezza e controllo qualità della compagnia aerea

Nubi sempre più nere si addensano sui cieli della Boeing che continua a essere al centro dell’attenzione per i frequenti incidenti dei suoi velivoli e, adesso, anche per la morte misteriosa di un impiegato che solo una settimana fa aveva testimoniato contro la compagnia. John Barnett aveva lavorato per la Boeing per 32 anni di cui oltre dieci impegnato a occuparsi della qualità nello stabilimento di North Charleston, in South Carolina, dove si produce il 787 Dreamliner, un aereo all’avanguardia utilizzato principalmente su rotte a lungo raggio. Nel 2019, due anni dopo il suo pensionamento per motivi di salute, Barnett ha rivelato ad alcuni media che lavoratori sotto pressione della fabbrica avevano “deliberatamente” montato parti di “qualità inferiore” agli standard di sicurezza nonché di aver scoperto gravi problemi con i sistemi per l’ossigeno. Secondo l’impiegato, i test avevano mostrato un tasso di fallimento del 25%, il che significava che una maschera su quattro in caso di emergenza poteva non funzionare.

La Boeing all’epoca aveva respinto tutte le accuse e Barnett ha deciso di avviare una battaglia legale contro l’azienda accusandola di aver “denigrato la sua persona e di aver ostacolato la sua carriera” come forma di ritorsione per le rivelazioni. L’uomo è morto quattro giorni fa a Charleston, una settimana dopo essere stato interrogato dagli avvocati della Boeing e a pochi giorni da un’altra testimonianza nell’ambito della stessa causa. Il suo avvocato ha parlato di una “tragedia” senza fornire alcun dettaglio sul decesso del 62enne, mentre la compagnia si è detta “rattristata”.

L’episodio non potrebbe arrivare in un momento più delicato per Boeing con il New York Times che ha rivelato le conclusioni dell’indagine sul suo modello 737 Max, avviata dalla Federal Aviation Administration dopo l’esplosione di un portellone su un volo dell’Alaska Airlines a gennaio. Secondo il rapporto, la compagnia ha fallito ben 33 verifiche su 89 con un totale di 97 casi di “non conformità”. Sul caso specifico del 5 gennaio, inoltre, il dipartimento di Giustizia americano avrebbe avviato un’indagine penale e contattato passeggeri ed equipaggio. La Faa ha condotto anche 13 audit su Spirit AeroSystems, la società che produce la fusoliera del 737 Max, di cui sette hanno dato risultati negativi.

Durante i test, in un caso l’agenzia per la sicurezza aerea Usa ha osservato i meccanici della Spirit usare “la chiave magnetica di un hotel per controllare la guarnizione del portellone”. In un altro hanno usato “il detergente liquido per i piatti Dawn come lubrificante nel montaggio del portellone”. Come se non bastasse, altri modelli Boeing sono stati protagonisti di incidenti negli ultimi giorni. Lunedì almeno 50 persone sono rimaste ferite su un 787 della Latam Airlines che ha perso improvvisamente quota per un problema tecnico. Venerdì 8 marzo, un Boeing 777 della United Airlines diretto a Osaka ha perso una ruota subito dopo il decollo dall’aeroporto di San Francisco con i rottami che sono finiti su un parcheggio. Nessuno è rimasto ferito, ma la Faa ha aperto un’indagine. Lo stesso giorno un 737 Max è uscito fuori pista finendo sull’erba all’aeroporto George Bush di Houston, anche in questo caso nessun ferito ma tanta paura tra i passeggeri e molte domande alle quali il gigante americano dovrà rispondere.

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