Hospice, c’è più vita dentro che fuori

Nuccio Sciacca. La riflessione dei ragazzi del liceo Fermi di Ragusa in visita alla struttura ospedaliera

Gli Hospice sono luoghi di grande sofferenza perché sono reparti specializzati per la terapia del dolore e dei pazienti terminali. Non deve essere stato facile per dei giovani studenti varcarne la soglia ma hanno avuto il coraggio di farlo. Sono i ragazzi del liceo scientifico Fermi di Ragusa (nella foto) che hanno voluto capire da vicino cosa significhi prendersi cura dell’altro, con attenzione a quelli che sono i bisogni fisici e psicologici. Con loro Rosanna Leggio, insegnante e promotrice del percorso formativo che ha coinvolto Antonella Battaglia, direttrice dell’Hospice, e la psicologa Stefania Antoci dell’ospedale “Maria Paternò Arezzo” di Ragusa.

Il personale dell’Hospice, nel corso del primo incontro, ha esposto – con linguaggio semplice – le funzionalità della struttura sanitaria e gli obiettivi da questa perseguita ovvero la cura e la salute di pazienti affetti da malattie terminali. Si è aperto un dibattito su cura e salute, invitando gli alunni a pensare alla loro personale concezione di questi due concetti. La Antoci ha esplicitato come nel corso del tempo la reale definizione di cura sia stata sostituita da un’altra accezione, più materiale e meccanicistica, volta solamente a una mera somministrazione di farmaci: invece, il concetto di salute da raggiungere è quello di “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Ha anche sottolineato come la cura non sia solo somministrazione di medicinali, ma sia anche, e soprattutto, affetto, attenzione o relazione nei confronti del paziente. La Battaglia ha ricordato che la salute è una condizione di efficienza del proprio corpo ma anche della propria mente e del proprio spirito. Il messaggio che tutti, docenti e studenti si portano a casa è comunque che “i pazienti non sono solo numeri ma persone, e come tali vanno trattati con rispetto e donando loro la migliore attenzione possibile”, perché “c’è più vita dentro un Hospice che fuori”.

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