“Ucraina più disponibile verso di noi”

I russi: spiragli nei negoziati. E la Cina alza la voce

Riprendono on line i colloqui tra le delegazioni di Mosca e Kiev. Resta centrale la questione della Crimea e del Donbass, tema sul quale il ministro degli Esteri Lavrov avrebbe detto stamattina, al suo omologo indiano, che ora “ci sarebbe molta più comprensione” da parte dell’Ucraina. E su questo la Russia, fa sapere il capo dei negoziatori, non è disposta a fare alcun passo indietro.

In attesa di capire, comunque, quale sarà l’esito del confronto di oggi, i vertici europei, Ursula von der Leyen e Charles Michel, si collegano, anche loro on line e per oltre due ore, con il premier cinese Li Keqiang al quale chiedono di “intervenire per fermare la guerra”. Ma, nonostante il pressing dei Paesi occidentali su Pechino nella speranza che si possa arrivare a un isolamento internazionale della Russia, la Cina parla chiaro: “Basta con questa contrapposizione da guerra fredda” e con le pressioni sulla scelta “da che parte stare” dice il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian.

“La Cina si oppone sia a una guerra calda sia a una guerra fredda; si oppone alla divisione in blocchi e alla presa di posizione”, scrive su Twitter il direttore generale per gli Affari europei del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Lutong, postando una foto di Li durante il collegamento con i presidenti del Consiglio e della Commissione Ue nel 23esimo summit Cina-Ue. Vertice che, secondo Wang, “si è svolto con successo”.

Intanto, nonostante alcuni allarmi rilanciati dalla Bbc che stamattina aveva parlato di uno stop del corridoio umanitario dalla città, sarebbe in corso l’evacuazione di circa 2 mila civili da Mariupol. Molte auto private si sarebbero unite ai 42 bus, scortati dai veicoli della Croce rossa e del Servizio di emergenza ucraino, per andare dalla vicina Berdyansk a Zaporizhzhia. E il consiglio comunale di Mariupol posta un video del convoglio su Telegram. I numeri della guerra però continuano ad essere drammatici: “Ogni minuto 90 bambini fuggono dalla guerra” e “due milioni di bambini sono stati costretti a lasciare il paese a causa della guerra”, afferma il portavoce di Unicef Italia Andrea Iacomini.

Proprio sui profughi, la Commissione europea lancia il suo piano di coordinamento per permettere ai milioni di rifugiati ucraini in fuga dalla guerra di cambiare la valuta locale, la grivnia, in euro. La durata di queste misure dovrebbe essere di almeno tre mesi. Sul fronte economico prosegue la “guerra del rublo” con la moneta russa che migliora in borsa: per un dollaro servono 82 rubli. Gazprom interrompe il flusso in Germania del gas attraverso il gasdotto Yamal-Europe, mentre il colosso petrolifero fa sapere di aver aumentato i flussi di gas verso Italia, Polonia e Turchia, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, evidenziando come il “riempimento degli stoccaggi prima dell’inverno” sia “una sfida per l’Unione Europea”.

Il tutto, mentre Mosca offre all’India il greggio con uno sconto di 35 dollari al barile, per un’offerta complessiva di almeno 15 milioni di barili russi, già quest’anno. Fornitura che, sottolineano le stesse fonti, dovrebbe avvenire attraverso il pagamento rupie-rubli, per aggirare il bando dallo Swift finito nel mirino delle sanzioni occidentali. E sempre a proposito di rubli, la Russia rincara la dose. Ora i Paesi considerati “ostili” dal Cremlino dovranno pagare con la valuta di Mosca anche il leasing di aerei russi. Lasciando però una porta aperta: la decisione di fornire gas solo se pagato in rubli potrà essere annullata in futuro anche se ora sembra questa “l’opzione più affidabile per la Russia”.

Non solo. Il portavoce del Cremlino Peskov precisa che “le forniture di gas russo non saranno interrotte se i clienti confermeranno il pagamento in rubli entro il 1° aprile, cioè oggi, quando entra in vigore il decreto firmato ieri da Putin”. Perché “il pagamento delle forniture attuali non si fa oggi, si fa alla fine della seconda metà del mese, ad aprile o anche all’inizio di maggio”. E sempre sul fronte economico, ma per quanto riguarda l’orizzonte italiano, il ministro Massimo Garavaglia avverte che “il turismo russo vale il 2% del fatturato” del settore. Si tratta di circa 1,6 milioni di visitatori. Più in generale, invece, S&P non ha dubbi: gli effetti macroeconomici globali del conflitto Russia-Ucraina “sembrano per ora moderati dopo un inizio d’anno solido” ma “la guerra avrà effetti negativi su crescita, scambi commerciali diretti, prezzi dell’energia e delle materie prime”.

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