Decapitata la cosca di Belmonte Mezzagno: 9 arresti

La faida nel mandamento cominciata nel gennaio 2019 in seguito all'uccisione di Vincenzo Greco. NOMI - VIDEO 

I carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di nove persone nel mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte Mezzagno. Il provvedimento ipotizza i reati di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi clandestine e ricettazione, questi ultimi aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose. Gli indagati sono Agostino Giocondo, 52 anni, Gregorio Crini, 56, Pietro Gaeta, 38, Giovan Battista Martini, 60, Pietro Pizzo, 52, Giuseppe Martorana, 47, Salvatore Billeci, 38, Vincenzo Sunseri, 22, e Salvatore Giocondo.

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L’operazione Limes è stata avviata nel gennaio 2020, dopo tre omicidi e un tentato omicidio a Belmonte Mezzagno. La faida mafiosa è cominciata il 10 gennaio del 2019, quando in un agguato fu ucciso Vincenzo Greco, crivellato di colpi nella propria auto. L’8 maggio dello stesso anno, sempre nella propria vettura, venne assassinato il commercialista Antonio Di Liberto. Il 2 dicembre sempre del 2019 Giuseppe Benigno, mentre guidava la sua auto nel centro del paese e in pieno giorno, fu affiancato da due uomini a bordo di uno scooter che gli spararono contro 9 colpi d’arma da fuoco, di cui solo due lo raggiunsero alla spalla sinistra. Benigno riuscì a fuggire e a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Infine il 28 febbraio del 2020 fu ucciso in un agguato Agostino Alessandro Migliore, 45 anni, commerciante fratello di Giovanni Migliore, ritenuto “uomo d’onore” della famiglia di Belmonte Mezzagno, attualmente detenuto. I killer lo freddarono con 12 colpi di pistola calibro 7, 65 mentre, dopo essere uscito da casa, stava mettendo in moto la propria auto.

Secondo le indagini dei carabinieri, dopo questi fatti di sangue a gestire le sorti del mandamento di Belmonte Mezzagno sarebbe stato Agostino Giocondo che avrebbe cercato di mantenere l’ordine sul territorio, risolvere le controversie tra i privati e si sarebbe occupato del sostentamento dei detenuti. Giocondo avrebbe fatto restituire la refurtiva rubata ad un commerciante, finito anche lui agli arresti, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa, e avrebbe limitato la libertà di iniziativa economica locale e l’apertura di esercizi concorrenti. Il clan poteva contare anche su un arsenale di armi il cui custode era lo stesso Giocondo.

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati un fucile da caccia marca Winchester calibro 12 e un revolver calibro 38 special Smith & Wesson con matricola cancellata. La pistola, sottratta in una vecchia rapina, è stata sequestrata nel corso di un tentativo di venderla. Negli ultimi 15 anni, i carabinieri hanno messo a segno importanti operazioni nei confronti di esponenti delle famiglie mafiose del mandamento di Misilmeri- Belmonte Mezzagno, tra cui, “Perseo” (2008), “Sisma” (2009 e 2011), “Jafar” e “Jafar 2” (2015) e “Cupola 2.0” (2018/2019).

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