Covid, a Palermo anche un ospedale da campo

Ambulanze in coda al Cervello, approntati altri 10 posti letto

PALERMO – Un ospedale da campo con dieci posti è stato allestito ieri sera all’ospedale Cervello di Palermo per fronteggiare l’emergenza causata da decine di ambulanze in attesa da ore davanti al pronto soccorso. La decisione è stata presa in attesa che i reparti di ostetricia del Cervello e quello dell’ospedale Civico completino la riconversione per essere destinati a pazienti Covid.

“Ieri sera soltanto per qualche ora c’è stata un’emergenza al Cervello – dice Tiziana Maniscalchi, responsabile del pronto soccorso Covid dell’ospedale -. La situazione è stata risolta con il montaggio del posto medico avanzato. E’ successo che si è concentrato nelle stesse ore un numero di pazienti che ha superato la ricettività del pronto soccorso che è di oltre 50 postazioni. Speriamo che questo picco duri pochi giorni perché sono situazioni che mettono a dura prova il nostro lavoro, l’intero sistema sanitario locale. Questi numeri me li aspettavo perché risentono del Capodanno, delle feste private e delle riunioni familiari”.

Il numero dei ricoveri negli ospedale siciliani in queste ultime ore, sia nei reparti ordinari sia nelle terapie intensive, sta registrando un aumento. La situazione più allarmante proprio all’ospedale Cervello dove in rianimazione, su 16 posti disponibili, sono ricoverati 14 pazienti, di cui 13 non vaccinati, tra i quali anche under 50. Per questo motivo, dopo il reparto di cardiologia, si sta destinando ai pazienti Covid anche quello di ostetricia e ginecologia.

E altre due tensostrutture saranno installate all’ospedale Civico e Villa Sofia. Sono strutture dove è possibile assistere i pazienti in attesa di decidere per il ricovero o la dimissione a seguito di indagini diagnostiche in modo da creare uno sfogo esterno alle sale del pronto soccorso. Sono state coinvolte sia la Croce rossa che le organizzazioni di volontariato, ad esempio le Pubbliche assistenze.

La situazione palermitana riflette la pressione sugli ospedali italiani nelle ultime ore, con un +28% di ricoveri con sintomi (da 10.089 a 12.912) e +21,6% in terapia intensiva (da 1.145 a 1.392). Lo evidenzia il monitoraggio della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 29 dicembre-4 gennaio.

“Nell’ultima settimana si registra un’esplosione di nuovi casi di Covid, con un incremento del 153% rispetto a quella precedente. C’è anche un +8,9% dei decessi, passati da 1.012 a 1.102. In 7 giorni sono raddoppiati gli attualmente positivi, passati da 598.868 a 1.265.297 (+111,3%)”, dice la fondazione.

Il numero dei tamponi è passato da 5.175.977 della settimana 22-28 dicembre a 6.487.127 del 29 dicembre-4 gennaio (+25,3%), per l’incremento sia dei rapidi (+23,9%) sia dei molecolari (+28,8%). Si impenna anche il tasso di positività: dal 28 dicembre al 4 gennaio la media è salita dal 2,8% all’8,2% per gli antigenici e dal 15% al 24% per i molecolari. “L’enorme aumento della circolazione virale – spiega il presidente Nino Cartabellotta – è dovuta sia al dilagare di omicron sia all’incremento dei contatti sociali durante le feste. L’impatto su ricoveri e decessi sarà visibile nelle prossime settimane”.

Gimbe sottolinea anche che “non decollano” le vaccinazioni anti-Covid in età pediatrica. Nella fascia tra 5 e 11 anni, in tre settimane, hanno raggiunto quota 401.532 somministrazioni. Al 5 gennaio sono state invece somministrate 20.977.634 terze dosi: in base alla platea ufficiale di circa 31 milioni di persone, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 67,7% ma con nette differenze regionali: dal 54,6% della Sicilia al 76,9% della Valle D’Aosta.

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