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05 Dic 2021

“Richiami vaccinali in netto ritardo”

Italia"Richiami vaccinali in netto ritardo"

Sono stabili a 127 mila, nell’ultima settimana, le prime dosi di vaccino somministrate, “un numero che, seppure esiguo, dimostra che esiste ancora la possibilità di convincere gli indecisi”. Riprendono, invece, le forniture di vaccini. Mentre sono in lieve aumento ma in “netto ritardo” le somministrazioni dei richiami: “Per coprire le persone chiamate a fare la terza dose entro il 31 dicembre, ovvero 22,6 milioni, il ritmo dovrebbe salire a 600.000 somministrazioni al giorno”. È quanto emerge dal nuovo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe.

Secondo le indicazioni ministeriali, stima il Gimbe, le persone che possono ricevere entro la fine del 2021 la dose booster sono in totale 27,3 milioni: di cui 15,19 milioni di over 60 che hanno completato il ciclo con qualsiasi vaccino entro il 3 agosto; 822 mila di under 60 che hanno ricevuto Johnson&Johnson entro il 3 agosto; 11,28 milioni di persone con età compresa fra 40 e 59 anni che hanno completato il ciclo vaccinale con Pfizer, Moderna o AstraZeneca entro il 3 agosto. Considerato che ad oggi sono già state somministrate 3,91 milioni di dosi booster e 764 mila dosi aggiuntive, “entro il 31 dicembre dovrebbero essere somministrate sino a 22,62 milioni di terze dosi, pari a una media di oltre 610 mila somministrazioni al giorno”, si legge. “Per contenere la quarta ondata nel nostro Paese – spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – sul fronte vaccini è indiscutibile la necessità di raggiungere il maggior numero possibile di persone non ancora vaccinate, sia accelerare con la somministrazione delle terze dosi, in particolare negli over 60 e nei fragili”. Su questo fronte, aggiunge Cartabellotta, “preoccupano particolarmente 2,1 milioni di over 80, 4,4 milioni di 70-79enni, 5,1 milioni di 60-69enni e i 6,2 milioni di 50-59enni che, visti i dati sull’efficacia vaccinale a 6 mesi e a fronte delle imminenti festività natalizie che implicheranno certamente un aumento dei contatti sociali in luoghi chiusi, risultano ancora scoperti dalla dose booster”.

Secondo i dati della fondazione Gimbe, in Sicilia nella settimana tra il 17 e il 23 novembre si registra una performance in peggioramento per i casi di Covid attualmente positivi per 100.000 abitanti (224) e si evidenzia un aumento dei nuovi casi (9,5%) rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica (9%) e in terapia intensiva (5%) occupati da pazienti Covid-19. Nell’isola la popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari 70,7% (media Italia 76,7%) a cui aggiungere un ulteriore 3,1% (media Italia 2,5%) solo con prima dose. Il tasso di copertura vaccinale con dose booster è del 20,6% (media Italia 29,1%); il tasso di copertura vaccinale con dose aggiuntiva è del 100% (media Italia 85,3%). L’elenco dei nuovi casi per 100.000 abitanti dell’ultima settimana suddivisi per provincia vede Messina in testa con 131, a seguire Catania 103, Siracusa 101, Caltanissetta 79, Trapani 67, Agrigento 55, Palermo 52, Ragusa 52 ed Enna 43.

In 18 province italiane si contano oltre 150 casi Covid per 100.000 abitanti: Trieste (674), Gorizia (492), Bolzano (442), Forlì-Cesena (311), Padova (274), Rimini (249), Aosta (248), Ravenna (214), Treviso (213), Venezia (213), Vicenza (200), Pordenone (186), Udine (183), Fermo (172), Ascoli Piceno (166), Belluno (162), La Spezia (162) e Imperia (160). “Quando l’incidenza supera i 150 casi per 100mila abitanti – commenta Cartabellotta – gli amministratori devono decidere eventuali restrizioni mirate per arginare la diffusione”.

Per la quinta settimana consecutiva aumentano a livello nazionale i nuovi casi settimanali (+27%) con una media giornaliera più che quadruplicata se si confrontano i 2.456 contagi che si registravano il 15 ottobre con i 9.866 registrati il 23 novembre. L’aumento interessa, con ampie variazioni, tutte le regioni salvo la Basilicata e trascina verso l’alto le curve sul fronte ospedaliero: i ricoveri con sintomi crescono del 15,8% (4.597 rispetto a 3.970) e le terapie intensive del 16,4% (560 rispetto a 481).

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