Sigonella: in 3.000 pronti a partire per gli Usa

Continua il ponte aereo per trasferire i profughi dall'Afghanistan

CATANIA – Tendoni per la preghiera, ma anche per le visite mediche e per socializzare. Ma pure il prato dove i bambini possono correre, inseguendo l’immancabile pallone, assieme a un soldato americano. E’ la base Nas (Naval air station) di Sigonella, a una manciata di chilometri da Catania, che accoglie le persone arrivate dall’Afghanistan, facendo prima scalo in Qatar, pronte a volare negli Usa, sognando l’America. A Sigonella ne sono arrivati 4 mila, adesso ce ne sono tremila e forse altri ne arriveranno, nell’ambito di un accordo tra Italia e Stati Uniti che prevede che i profughi possano rimanere fino a 14 giorni nel nostro Paese. Sono 550 quelli che oggi lasciano la struttura con destinazione Filadelfia e Washington D.C..

Tra le persone in attesa anche due minorenni non accompagnati, di 14 e 16 anni: una volta arrivati negli Usa saranno presi in carico dai dipartimenti preposti. Tutte le persone arrivate sono state sottoposte al test anti Covid, ci sono stati dei casi positivi che sono stati subito isolati e trattati secondo la legge italiana. Nella base ci sono molti bambini che giocano e – in occasione di un ‘media day’ organizzato per fare una sorta di bilancio – sono attratti dai giornalisti e dalla macchina fotografica con teleobiettivo di un fotografo che è presa d’assalto da piccoli curiosi, tra i sorrisi compiaciuti di chi assiste alla scena. Tra loro anche Masouda, una donna di 30 anni, accompagnata dalla figlia di sette che non le lascia la mano mentre gioca con il braccialetto colorato al polso di una giornalista.

Anche lei coltiva un suo sogno americano: continuare a fare il lavoro di controllore del traffico aereo negli Stati Uniti, proprio come faceva in Afghanistan. “Sono felice – afferma sorridendo – adesso ho un futuro per me e mia figlia. Il mio desiderio è di potere continuare a fare il mio lavoro negli Stati Uniti, dove sarà il mio futuro. Mia sorella è avvocato ed è rimasta in Afghanistan, i talebani non le fanno uscire di casa. Io sono riuscita a passare, anche grazie a uno di loro che non mi ha fermata. Qui mi sono sentita a casa, mi sento afghana ma anche americana”.

“I talebani sono gli esseri umani peggiori al mondo”, dice Mohamed, 25 anni, che lavorava nel settore della logistica e che sostiene di “averli combattuti”. Si dice felice e sorpreso perché, spiega, “non mi aspettavo questo aiuto dagli americani” che “si stanno prendendo cura di noi”. “Non siamo profughi – aggiunge – ma siano ‘americani’ e felici. Spero di potere arruolarmi nelle forze armate Usa”.

“Meglio qui che a Kabul – sottolinea Joseph, 22 anni, studente – ho un tetto, cibo, un futuro: ho tutto quello che mi serve”. “Tutti gli ospiti di Sigonella sono afghani che hanno collaborato per almeno due anni con gli Usa – spiega Kim Krhounek, ministra consigliere per gli Affari politici all’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma – e sono tutti richiedenti Vis, il Visto d’immigrazione speciale. Questa operazione sta avendo un grande successo ed è merito della collaborazione di tutti”.

“E’ una grande operazione che necessità di un grande apparato che sta funzionando benissimo – commenta Howard Lee Rivera, comandante dell’aeroporto dell’Aeronautica militare italiana di Sigonella – noi abbiamo la struttura logistica adeguata perché la base è idonea ad accogliere un numero così alto di persone”.

“Vorremmo non farli partire – afferma il contrammiraglio Scott Gray, comandante per la Marina Usa della Regione Europa e Africa e Centrale – questa operazione è stata una grande esperienza, emotivamente molto bella. Vedere la felicità negli occhi dei bambini ci gratifica molto”.

“Non potrei essere più orgoglioso dei miei uomini – dice il capitano di Vascello Kevin Pickard, comandante della Nas Sigonella – è stato un importante sforzo di solidarietà non solo dei militari, ma anche da parte delle famiglie e di associazioni e civili che ci hanno donato aiuti necessari per loro. Ci sono stati dei bambini arrivati con vestiti laceri, senza scarpe e in condizioni igieniche precarie: avevano bisogno di ogni cosa utile alla sopravvivenza. E’ bello sentirsi utili”.

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