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19 Ott 2021

Solo per grandi eventi o anche in bar e ristoranti? Il Green pass divide

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Il Green pass “va preso in considerazione per i grandi eventi come l’accesso a stadi, concerti. Diventa sempre più difficile il suo utilizzo per assembramenti più piccoli perché non abbiamo un’equità di accesso al vaccino. Ci sono vari aspetti di tipo giuridico e sociale da considerare”.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, interviene sulla polemica in merito all’uso del green pass. Per Cartabellotta “in una campagna vaccinale di massa si può fare la prenotazione volontaria, la chiamata attiva, la spinta gentile, ovvero il Green pass, e poi l’ultima strategia che è rappresentata dall’obbligo. In questo momento la strategia del Green pass è una di quelle che si possono prendere in considerazione, verosimilmente non per tutte le applicazioni perché se uno deve esibire il pass per andare al bar e al ristorante è doveroso che siano vaccinati coloro che in quei locali ci lavorano”.
Quanto ai contagi, per Cartabellotta “stiamo vedendo un incremento sostenuto, in linea con quanto avvenuto prima in altri Paesi europei ed è certo che questi numeri aumenteranno nelle prossime settimane, perché la variante Delta è più contagiosa di quella Alfa e sappiamo che entro fine agosto diventerà prevalente. Tuttavia, non avremo un grande impatto sugli ospedali perché abbiamo una rilevante quota di popolazione vaccinata”. L’impatto dei ricoveri, però, ha precisato, “sarà inversamente proporzionale alla quota di over 60 vaccinati, ce ne sono oltre 2 milioni non vaccinati. Ma attenzione anche gli over 50, perché nell’ultimo mese le ospedalizzazioni riguardano in maniera importante anche quella fascia d’età”.
Di tutt’altro avviso è Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente dell’Istituto superiore di sanità: “Sì all’estensione dell’uso del Green Pass anche al ristorante e massimo impegno per aumentare le coperture del personale scolastico”. Per Locatelli vanno fatte scelte “per contrastare la ripresa della circolazione virale. Dare accesso a determinate attività a chi è stato vaccinato, o comunque ha il certificato verde, è una strategia inevitabile. Penso a concerti, grandi eventi, stadi, cinema, teatri, piscine palestre” e “chi esita a tornare nei ristoranti credo che lo farebbe con più tranquillità sapendo che vi hanno accesso persone con il certificato”.
Inoltre “come Cts abbiamo chiesto di incentivare al massimo la vaccinazione del personale scolastico”. L’importante “è eliminare le disparità nelle percentuali di vaccinazione” tra le varie regioni, per “far ripartire la scuola”. È importante anche “dare corso alla vaccinazioni tra i giovani, anche se la priorità è mettere in sicurezza chi rischia di più”. Per quanto riguarda le discoteche, come tecnici è stato dato “il perimetro delle riaperture: solo in zona bianca, solo all’aperto, solo con il Green Pass e solo al 50% della capienza autorizzata. Sui tempi non ci siamo espressi perché non vi erano elementi scientifici”.
La riforma “degli indicatori che portano in zona gialla ha senso, “perché abbiamo la variabile della copertura vaccinale. Dobbiamo guardare i ricoveri, il parametro più rilevante rispetto all’impatto sui sistemi sanitari e anche per il rischio di letalità. Però l’impatto compiuto sull’ occupazione dei letti di medicina e terapia intensiva lo vedremo solo tra un paio di settimane”. Pensare a nuove chiusure “è largamente prematuro”. Poi “magari possono essere considerate zone rosse puntuali come quella di Piazza Armerina in Sicilia”.
Sulla questione del pass vaccinale interviene oggi anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. “Se torniamo a chiudere come se il vaccino non esistesse, in tanti si convinceranno che il vaccino è inutile”.
“Ben venga, se permetterà di riaprire gli stadi, le discoteche e i grandi eventi”. E alla domanda se ci siano novità dalla Commissione Salute delle Regioni, Fedriga fa sapere che “sono in arrivo i parametri definitivi per l’assegnazione dei colori alle Regioni. Il nostro documento è quasi pronto. I vaccini stanno funzionando molto bene contro la malattia grave e la media nazionale dei ricoveri è al 2%. In Friuli-Venezia Giulia abbiamo il dato più basso: nove pazienti nei reparti Covid e zero in terapia intensiva”.
Quanto a un’eventuale strategia per convincere i no vax dice: “Non esiste una formula magica, c’è una campagna del governo e ci sono campagne mirate delle Regioni per raggiungere i soggetti a rischio. Noi stiamo inviando lettere agli over 60 che ancora non hanno aderito alla campagna vaccinale, spiegando perché è necessaria – sottolinea -. Chi è contrario in assoluto difficilmente si lascerà convincere, ma c’è una fascia di indecisi ancora troppo condizionata dalle fake news”.
Sul green pass: “Concordo con Salvini, il certificato non può essere richiesto anche per andare in bagno. Se l’aumento dei contagi è contenuto e le strutture ospedaliere tengono, può servire però alla ripresa dell’attività di discoteche, stadi, organizzazioni di grandi eventi”.

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