Catania: clan gestiva voti, estorsioni e ristoranti. Arrestati anche un finanziere e tre vigili

CATANIA – Militari della guardia di finanza di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 persone nell’ambito di un’inchiesta antimafia della Dda della Procura etnea contro il clan Cappello-Carateddi in cui sono vittime imprenditori e artisti.

Nel dettaglio due sono destinatari di custodia cautelare in carcere, 5 agli arresti domiciliari, 3 con obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria e 12 con misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività commerciale.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, estorsioni e intralcio alla giustizia. Per quest’ultime due accuse è contestata anche l’aggravante di avere favorito la mafia.

Complessivamente sono 34 le persone indagate. Nell’ambito dell’operazione denominata Sipario basata su indagini del nucleo di Polizia economico finanzaria della guardia di finanza di Catania, sono state sequestrate quote sociali e patrimoni di tre società del capoluogo etneo operanti nel settore dei bar e della ristorazione, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro. Si tratta delle società “Royals”, “Special Boys” e “9 Cereali” fittiziamente intestate ai numerosi prestanome di Buda.

Le indagini hanno monitorato l’attività di Orazio Buda, particolarmente legato al gruppo di Orazio Privitera, esponente di vertice del clan Cappello-Carateddi, per conto del quale clan Buda ha, tra l’altro, provveduto a riciclare denaro provento di delitti in attività commerciali fittiziamente intestate a terzi.

A Buda sono riconducibili numerosi episodi di estorsione a imprenditori catanesi operanti nei settori dei trasporti e nei confronti di un noto e premiato pittore siciliano, dal quale Buda pretendeva l’elargizione di opere, alcune delle quali destinate a pubblici funzionari, altre per arredare alcuni degli esercizi commerciali.

Nell’ambito delle indagini è inoltre emersa la condotta corruttiva ed elettorale di Mauro Massari, vice brigadiere della guardia di finanza, in servizio ad Augusta, nonché attuale vice presidente della VI Circoscrizione del comune di Catania.

Candidatosi alle amministrative nel 2018 per il rinnovo del Consiglio comunale di Catania e dei relativi consigli circoscrizionali (eletto in seguito con oltre 965 preferenze nella circoscrizione di Librino, San Giorgio, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata), aveva stretto con Buda un patto elettorale per sostenerne la candidatura in cambio di vari favori.

Massari, ad esempio, aveva promesso a Buda un subappalto per una società a lui legata (per l’importo di circa 6.000.000 di euro) presso il porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa, garantendo la sua intermediazione. E ancora, su richiesta di Buda, era pronto a danneggiare un piccolo imprenditore.

Emerse anche altre condotte di corruzione elettorale riconducibili a Buda e ad altri esponenti politici locali. Le indagini hanno inoltre fatto emergere le condotte di altri pubblici ufficiali: tre appartenenti alla Polizia Municipale di Catania, Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio e Francesco Campisi, i quali redigevano false relazioni di servizio per garantire la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per garantire l’assegnazione di alloggi popolari da parte dell’Iacp in favore di stretti congiunti di Buda.

E’ stata disposta la misura cautelare in carcere per Orazio Buda e Mauro Massari. Agli arresti domiciliari Giuseppe Castorina, Maurizio La Rosa, Francesco Campisi, Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio. Misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Fabio Famà, Santo Giovanni Famà, Antonio Vita. Misura interdittiva dell’attività imprenditoriale per Santo Alessio Buda, Irena Businskiene, Francesco Carlino, Vincenza Coco, Pietro Benedetto Sebastiano Fisichella, Rosario Gerbino, Monica Gregorio, Rosario Marletta, Cristian Papa, Angela Privitera, Fortunata Toscano, Monica Caruso.

Il Comune di Catania in una nota segnala di aver già avviato le procedure per sospendere dal servizio, con effetto immediato, i vigili urbani Carmelo Longhitano e Attilio Topazio, quest’ultimo peraltro già sospeso perché in precedenza destinatario di altro provvedimento cautelare per una diversa inchiesta della magistratura. L’altro agente del corpo della polizia Municipale, Francesco Campisi, anche lui sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è già fuori dai quadri comunali perché pensionato.

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