“Ripartire? Evitiamo nuove Codogno”

L'epidemiologo Lopalco: "Fare in modo che il primo caso che si verifichi in una zona indenne venga subito identificato e isolato"

ROMA – “Non può esserci ripartenza senza un rafforzamento dei servizi territoriali” in modo da “garantire che non scoppino altri focolai senza che nessuno se ne accorga”.
Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento regionale per le emergenze epidemiologiche in Puglia, durante Agorà su Rai3, risponde così in merito a quale potrebbe essere una strategia per la ripartenza del Paese.
“Non posso immaginare un’Italia che riparte se in una zona parte un focolaio epidemico e nessuno se ne accorge, riproducendo un’altra Bergamo o un’altra Codogno. Per far questo bisogna rafforzare il territorio e fare in modo che il primo caso che si verifichi in una zona in quel momento indenne venga subito identificato e isolato a casa”.
“La ripartenza non dipende dalla disponibilità di un test a tappeto – ha aggiunto Lopalco – oppure dal fatto di fare o non fare test allargati alla popolazione. Perché, in questo momento, se facessimo un test sierologico a tutti gli italiani, la stragrande maggioranza di loro, oltre il 90%, risulterebbero negativi agli anticorpi”.
“La quota di persone che possono infettarsi è enorme in tutta Italia, fatta eccezione quelle poche zone in cui il virus ha circolato molto attivamente, e mi riferisco alle zone rosse. Ma nel resto del Paese, se facessimo un tampone a tappeto, di positivi ne troveremmo molto pochi. Per questo – conclude l’esperto – la ripartenza deve essere fatta considerando tutta la popolazione potenzialmente a rischio di contagio”.

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