Gazebo e caos, nasce il nuovo Pd

Primarie: in Sicilia entro le 14 hanno votato in 32.000. Zingaretti, Martina e Giachetti in corsa per la carica di segretario. Polemiche a Capaci

Gazebo e caos, nasce il nuovo Pd

CATANIA – Si vota nei gazebo, allestiti in quasi tutti i comuni, dalle 8 alle 20 per le primarie del Partito democratico. La sfida è tra Zingaretti, Martina e Giachetti, che si contendono la poltrona di segretario nazionale. Per votare è necessario recarsi al seggio con un documento d’identità e la tessera elettorale e con un contributo minimo di due euro.

In Sicilia alle 14 nei 415 gazebo hanno votato 32.152 elettori, comunica il Pd Sicilia. Sono i 1.500 volontari impegnati.

“Non ci interessa chi sarà il vincitore delle primarie, quello che ci sta più a cuore è che queste primarie di domenica prossima siano una festa della democrazia. In Sicilia puntiamo a superare quota 50 mila, le preferenze degli elettori del Movimento 5 stelle che hanno espresso il loro parere sull’immunità a Matteo Salvini” spiega il senatore Davide Faraone, segretario regionale del Pd.

“In questi mesi abbiamo riportato il Pd sulla strada – ha aggiunto Faraone – stando vicini alle persone che ci hanno chiesto aiuto anche per riaprire una strada, stando vicini agli agricoltori per rappresentare le loro problematiche, a testimonianza del fatto che voglia stare tra le gente e penso che abbiamo già recuperato tantissimo. La partecipazione a queste primarie sarà un dato essenziale anche per capire lo stato di salute del partito. Quindi invito cittadini a partecipare a questa festa e superare la quota 50 mila che ci siamo dati sarebbe già un bel segnale di vitalità”

PD A CATANIA Nel collegio di Catania città i seggi sono 8, divisi nei vari quartieri, dove si voterà in base alla residenza: piazza Stesicoro (per i residenti in centro storico, prima circoscrizione), piazza Europa (Picanello Ognina, seconda circoscrizione), piazza Cavour (BorgoSanzio, terza circoscrizione), piazza del Carmelo (Barriera-Canalicchio, seconda circoscrizione), piazza Maria Ausiliatrice (Cibali, quarta circoscrizione), via Don Minzoni 56 (San Giovanni Galermo, quarta circoscrizione), corso Indipendenza davanti l’istituto Gemmellaro (San Leone-Rapisardi, quinta circoscrizione), Villagio S.Agata zona B 25 accanto la chiesa Santa Croce (Librino, San Giorgio, Pigno, S.G.La Rena, Vill.S.Agata, sesta circoscrizione). Possono votare anche gli elettori fuori sede e i giovani fra i 16 e i 18 anni che si siano precedentemente registrati online.

Nicola Zingaretti è sostenuto da due liste, Piazza Grande Europa con capolista a Catania Enzo Bianco ed in provincia Anthony Barbagallo e Piazza Grande Sicilia con capolista Gaetano Palumbo in città e Angelo Villari in provincia, la lista per Maurizio Martina vede capolista a Catania città Andrea Guzzardi e in provincia Luca Sammartino, la lista per Roberto Giachetti  ha capolista a Catania Carlotta Costanzo ed in provincia Simone Rizzo.

CAOS A CAPACI. Salvatore Roccalumera, segretario del Pd di Capaci, Comune del Palermitano di circa 12 mila abitanti dove nel ’92 avvenne la strage Falcone, si è dimesso dalla sua carica per protestare contro la decisione del partito di non prevedere un gazebo per le primarie e costringere gli elettori, inoltre, ad andare a Carini e non nel più vicino comune di Isola delle Femmine. E il sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ex presidente della Provincia di Palermo, ha deciso di non votare.

“Non posso starmene con le mani in mano – dice Roccalumera – e subire una scelta che può essere giustificata solamente dal fatto che i risultati di Capaci nelle passate primarie non sono stati di gradimento di chi oggi occupa i vertici del partito. Ma per questo non si può impedire la partecipazione di persone che con grande entusiasmo hanno sempre sostenuto il Pd in un paese simbolo della lotta alla mafia”.

Il sindaco Puccio spiega: “con profonda amarezza non andrò a votare. In tanti comuni della Provincia è stato impedito, dall’accoppiata Faraone-Rubino (Davive Faraone, segretario del Pd in Sicilia e Antonio Rubino, della segreteria regionale, ndr), di allestire i gazebi. Per quanto mi riguarda lo considero uno sfregio al Pd, al mio comune e alla storia democratica di Capaci. Tutto questo è insopportabile. Una vergogna perpetrata da chi, pur di tutelare sé stesso, sfregia il Pd”. Intanto, esponenti del Pd e sindaci di Petralia sottana, Lascari, Villabate, Santa Flavia, Casteldaccia, Bolognetta, tutti nel Paalermitano, spiegano che “qualcuno ha deciso di impedire la partecipazione. È inammissibile non allestire gazebo nei comuni a guida Pd, soltanto perché gli amministratori sono a favore a Zingaretti”.

A stretto giro di posta replica Antonio Rubino: “Sarebbe intellettualmente più onesto dire la verità e cioè che la sua area (quella legata ad Antonello Cracolici) gli ha chiesto di aprire la polemica sfruttando strumentalmente il nome del Comune che amministra. Ognuno è libero di fare ciò che pensa ma arrivare a questo degrado politico, esponendo un’intera comunità a biechi interessi di corrente, è semplicemente vergognoso”

IL MECCANISMO. Le primarie del Pd potrebbero teoricamente non essere il passaggio definitivo per eleggere il segretario. Lo Statuto del partito prevede infatti un “terzo tempo” nel caso in cui nessuno dei tre candidati dovesse riuscire ad avere la maggioranza assoluta dei voti ai gazebo. Una ipotesi però che non si è mai verificata nei tre precedenti congressi, quando il voto dei militanti è stato risolutivo. Lo Statuto approvato all’epoca di Walter Veltroni, ha voluto tenere insieme sia la forma partito tradizionale, in cui a decidere sono gli iscritti, sia il modello aperto all’americana, dove la parola finale la pronunciano gli elettori.

Il congresso, dunque, ha una prima fase riservata ai soli iscritti che selezionano i tre candidati che poi si misureranno alle primarie aperte a tutti i militanti. In questa prima fase, i candidati erano sei, e tra essi hanno passato la selezione Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti, che hanno ottenuto rispettivamente il 47,95%, il 36,53% e l’11,23% sui 189.023 tesserati che hanno votato (il 50,43% dei 374.786 iscritti).

Ma anche partecipare alla prima fase non è così semplice, visto che occorre raccogliere 1.500 firme in almeno 5 Regioni, cosa che erano riusciti comunque a fare gli altri tre candidati: Francesco Boccia, Maria Saladino e Dario Corallo. I tre candidati che hanno “passato il turno” hanno dovuto superare un altro ostacolo organizzativo: trovare ciascuno mille candidati per l’Assemblea nazionale. Alle primarie si vota per il segretario ma anche per eleggere i mille delegati dell’Assemblea nazionale, in 170 collegi in cui è divisa l’Italia. A ciascun candidato è collegato quindi in ogni collegio un listino bloccato di candidati all’Assemblea.

INCOGNITA GAZEBO. Qualora ai gazebo nessuno dei tre sfidanti dovesse ottenere la maggioranza assoluta dei consensi, sarebbero dunque i 1.000 delegati dell’Assemblea nazionale ad eleggere il nuovo segretario. E teoricamente il più votato dai militanti potrebbe poi non essere eletto segretario dai delegati dell’Assemblea. Tuttavia questa circostanza non si è mai verificata e il più votato nei circoli ha sempre avuto la maggioranza assoluta nei gazebo. E’ accaduto nel 2009, quando Pierluigi Bersani si impose su Dario Franceschini e Ignazio Marino; nel 2013 con Matteo Renzi che sconfisse Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati; nel 2017 quando ancora Renzi superò Andrea Orlando e Michele Emiliano.


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