“Se direttori Asl non rispettano liste d’attesa vanno via”

Arriva il nuovo piano del governo. I medici contestano: “Il vero problema è la carenza di personale”

“Se direttori Asl non rispettano liste d’attesa vanno via”

ROMA – Direttori generali rimossi se non garantiscono visite ed esami medici entro il tempo massimo previsto, gestione trasparente delle prenotazioni da parte delle strutture, un osservatorio nazionale sulle liste d’attesa di cui faranno parte anche i cittadini e la riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti. Sono questi i pilastri del nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa (Pngla), predisposto dal ministero della Salute e presentato in Conferenza Stato Regioni.

Il nuovo Pngla 2019-21 “nasce con l’obiettivo prioritario di avvicinare ulteriormente la sanità pubblica ai cittadini”. Come il precedente, individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Conferma le 4 classi di priorità da indicare nelle prenotazioni di specialistica ambulatoriale (dalla più alla meno urgente), ma riduce il limite massimo per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120.

“Abbiamo fatto un lavoro importantissimo che è durato diversi mesi – dice il ministro della Sanità, Giulia Grillo – e oggi, dopo dieci anni, il paese ha un nuovo piano nazionale di gestione delle liste di attesa. Adesso mi aspetto la collaborazione delle Regioni per i primi 60 giorni, saranno loro infatti a dover attuare i lori piani regionali. Finalmente daremo un segnale ai cittadini nell’ottica del superamento di una delle barriere più grandi per l’accesso alle prestazioni sanitarie”.

Secondo il ministro “finalmente adesso avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute, e quindi il cittadino, al centro del sistema. Tanti, gli aspetti da sottolineare del nuovo Piano: le prestazioni successive al primo accesso saranno ad esempio prescritte direttamente dal medico che ha preso in carico il paziente, che non dovrà più tornare dal medico di famiglia per la prescrizione. Spazio anche alla totale trasparenza poiché il nuovo Piano prevede l’accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché a quelle dell’attività istituzionale e della libera professione intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali. Ora, precisa Grillo, “spetta alle Regioni e alle Province Autonome adottare il proprio piano entro 60 giorni e far sì che non siano libri dei sogni ma realtà operative che migliorano l’accesso alle cure dei cittadini. Il ministero vigilerà sull’attuazione”.

L’approvazione del nuovo piano invece secondo il sindacato dei medici Cimo “cerca di dare risposte concrete ma è l’ennesimo sforzo di pura teoria che non affronta il nodo reale della questione che è la carenza di personale e che, se si blocca la libera professione, aumenterà i tempi per le prestazioni. Le liste di attesa – ricorda Cimo – nascono a causa dei ridotti finanziamenti sulla sanità e sul personale e del concomitante aumento del fabbisogno di cure, che andrà crescendo per il trend di invecchiamento della popolazione e l’evoluzione delle tecnologie diagnostiche”.

“Considerare le prestazioni libero professionali uno strumento ‘eccezionale e temporaneo per il governo e il contenimento dei tempi d’attesa’ – prosegue il sindacato – appare del tutto irrealistico. Se l’obiettivo – aggiunge Cimo – è garantire le prestazioni sanitarie (in tempi accettabili) e contenere gli oneri a carico dei bilanci delle Asl, la domanda è come possa riuscire un tale gioco di prestigio dal momento che l’attuale finanziamento dei Lea, Livelli essenziali di assistenza, è del tutto insufficiente al reale fabbisogno di cure”.


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