Palermo, la mafia si dà all’ippica

Operazione "Corsa Nostra": 9 arresti tra fantini, titolari di scuderie e allenatori. Il gip: "Gare truccate gestite dalla malavita che intascava i soldi delle scommesse". VIDEO - FOTO

PALERMO – Il gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto nove misure cautelari, eseguite dai carabinieri, nei confronti di persone accusate a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive.
Per otto è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per uno i domiciliari. L’inchiesta, denominata convenzionalmente “COrSA NOSTRA”, ha accertato come la mafia controllasse l’ippodromo di Palermo.
L’inchiesta, che ha riguardato fantini, titolari di scuderie e allenatori, ha svelato un sistema di gare truccate gestite da Cosa nostra che decideva quale cavallo dovesse vincere e intascava i soldi delle scommesse.
Gli interessi della mafia sull’ippodromo di Palermo erano emersi già in una indagine della Dda che, nei mesi scorsi, portò all’arresto, tra gli altri, del boss di San Lorenzo Giovanni Niosi.
I carabinieri, intercettando il capomafia, accertarono i suoi rapporti con alcuni personaggi molto conosciuti nel mondo dell’ippica a Palermo, come Giuseppe Greco, che avrebbe accompagnato più volte Niosi a summit di mafia, Domenico Zanca e la giovane fantina Gloria Zuccaro, tutti arrestati oggi dai carabinieri.
IL GIP: “CONTROLLO TOTALE DELL’IPPODROMO”. “Cosa nostra esercitava sull’ippodromo un controllo pressoché totale. I proventi delle vincite delle scommesse erano destinati a confluire nelle casse dell’associazione mafiosa ed essere distribuiti – scrive il gip di Palermo nel provvedimento -. Così pure era chiaro che le intestazioni fraudolente dei cavalli corrispondevano non tanto all’interesse del singolo proprietario ma a una precisa utilità delle famiglie mafiose che su quei cavalli e su quei fantini finivano per concentrare le puntate”.
Un ‘amore’, quello dei boss per i cavalli, che i pentiti raccontano dagli anni ’90 e che è stato confermato nei mesi scorsi dall’inchiesta Talea, che ha disarticolato i clan di San Lorenzo e Resuttana.
Collaboratori di giustizia di vecchia data come Onorato, più recentemente Pasta, Graziano, Macaluso, Vitale e Galatolo hanno svelato gli interessi delle cosche sull’ippodromo raccontando le richieste di pizzo a cui i gestori erano sottoposti (ce n’è traccia ad esempio nei pizzini sequestrati al capomafia Salvatore Lo Piccolo) e il meccanismo delle corse truccate che vedeva coinvolti anche allenatori e fantini.
La mafia non solo taglieggiava i gestori della struttura, chiedendo una percentuale del volume d’affari dell’ippodromo che arrivava anche a quattromila euro al mese, ma manipolava le corse guadagnando sulle scommesse.

“Perché sia possibile alterare il risultato di una gara – scrive il gip – occorre indurre i fantini che vi partecipano a collaborare. Non si tratta di una meccanica semplice, ma complessa e articolata cui si può giungere soltanto per effetto di un intervento molto forte. Le indicazioni acquisite, sia attraverso le intercettazioni che dalle dichiarazioni dei collaboratori, descrivono un tessuto sociale che compone l’ippodromo pesantemente condizionato dalla paura”.
LE RIVELAZIONI DEI PENTITI. Il pentito Giovanni Vitale racconta ad esempio che per “convincere” il fantino Biagio Lo Verde a collaborare gli sarebbe stato bruciato il furgone di trasporto dei cavalli. Per gli inquirenti la gestione mafiosa dell’ippodromo sarebbe passata dal boss Giovanni Niosi, tra gli arrestati, poi caduto in disgrazia e “destituito”, a Sergio Napolitano.
Entrambi sarebbero stati affiancati da persone del mondo delle corse ippiche (Giuseppe Greco, Massimiliano Gibbisi e Salvatore La Gala). I tre, tutti finiti in carcere, avrebbero portato gli ordini dei clan ai titolari di scuderie e fantini complici nel sistema delle corse truccate.
Chi non accettava di sottostare ai diktat mafiosi subiva pesanti intimidazioni: dalle minacce di morte (come rivelato dalle intercettazioni), agli attentati intimidatori e alle aggressioni (i collaboratori di giustizia parlano di veri e propri pestaggi dei fantini ‘ribelli’).
Grazie alle gare truccate Cosa nostra guadagnava sulle scommesse: Napolitano dava denaro e indicazioni sulle puntate a Gibbisi raccomandandosi di tenere il segreto per evitare che gli appassionati del settore, a conoscenza della frode, puntassero sugli stessi cavalli facendo emergere le anomalie dai sistemi elettronici (anomalia che avrebbe potuto comportare la sospensione della gara).
Ad alcuni fantini a proprietari di scuderie – Natale Cintura, Giuseppe Greco, Salvatore La Gala, Giovanni La Rosa, Domenico Zanca e Antonino Porzio – viene contestato il reato di concorso in associazione mafiosa: con la loro complicità avrebbero consentito ai clan di realizzare il pieno controllo sulle corse ippiche. L’inchiesta ha inoltre accertato che tre mafiosi avrebbero intestato fittiziamente i cavalli a prestanomi. Sono almeno 4 le corse ippiche truccate scoperte. Gli animali sono stati sequestrati.
L’inchiesta ha individuato “un gruppo di storici fantini che altrettanto storicamente sono vicini agli affiliati mafiosi e si prestano all’opera fraudolenta necessaria per condizionare l’esito delle corse. Questi fantini, nell’approcciare i colleghi che parteciperanno alle corse, renderanno evidente il legame con il mondo mafioso anche qualora non pronunciassero alcun esplicito riferimento”.
LE INTERCETTAZIONI. “Se uno vince pure 100 mila euro all’ippodromo e lascia 10 mila euro di… di… a quelli del luogo: tutto è diviso S. Lorenzo e Resuttana. E lui quando combinava le corse, mandava dei fantini e gli dava un milione o mille euro a quello: ‘Non arrivare!’, ‘Tu devi arrivare primo!’, ‘Devi vincere quello!’… e tutti puntavamo su qualche cavallo… che anche io ho puntato in qualche cavallo!”, racconta il pentito Vitale.
“Lo hai visto cosa mi ha combinato Cusimano? L’unico che non si è voluto mettere a disposizione? Bravo! l’unico che non si è voluto calare è lui. L’unico, ora vedi gli dici che porta i soldi perché lo ammazzo”, dicono in una conversazione il boss Sergio Napolitano e Giovanni Ferrante che commentano, non sapendo di essere intercettati dai carabinieri, il rifiuto del fantino Vito Cusimano di truccare una corsa di cavalli.
“Ha fatto perdere tutta Palermo”, commenta Napolitano facendo intendere che a essere danneggiati dalla ribellione del fantino sono tutte le “famiglie” della città. “Questo ragazzo è cornuto, ma da sempre è stato cosi … è questo del labbro leporino, questo? E’ quello che ha il labbro leporino”, prosegue. “E’ un gran cafone questo ragazzino…(incomprensibile)… lo ammazza …incorno… sicuro questa sera succede qualche cosa”.
GLI ARRESTATI. Otto persone in carcere, una giovane fantina ai domiciliari e tre cavalli sequestrati. In carcere sono stati condotti: Natale Cintura, 53 anni, Massimiliano Gibbisi, 48, Giuseppe Greco, 62, Salvatore La Gala, 66, Giovanni La Rosa, 66, Giovanni Niosi, 64, Antonino Porzio, 57, Domenico Zanca, 48. Ai domiciliari è finita Gloria Zuccaro, 38 anni. Sono stati sequestrati i cavalli ‘Ronny Alter’ della scuderia di Gloria Zuccaro e ‘Rarissima Slid sm’ e ‘Salice del Rum’ della scuderia di Giuseppe Greco.

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