Più acqua potabile dall’Etna

L.Cil. Dall’Ue nuove regole che restituiscono al territorio più pozzi. La Via: “Per la Sicilia risparmi immediati e meno plastica”

Più acqua potabile dall’Etna

CATANIA – L’Europa spinge affinché possa aumentare la fiducia dei consumatori nell’utilizzo dell’acqua di rubinetto, più economica e pulita dell’acqua in bottiglia.

Le nuove norme approvate in settimana da Parlamento europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo hanno inasprito i tetti massimi per alcuni inquinanti come il piombo (da dimezzare) i batteri nocivi introducendo nuovi limiti per alcuni interferenti endocrini.

L’Ue introduce inoltre il monitoraggio dei livelli di microplastica, un problema rivelato di recente, richiamando gli Stati membri al dovere di creare fontane gratuite, laddove possibile. L’obiettivo finale è quello di impattare in termini positivo sulla riduzione dell’uso della plastica e i rifiuti.

“Un più facile e largo accesso all’acqua, favorisce il massimo l’utilizzo dell’acqua potabile del rubinetto – dalle verificate qualità e proprietà organolettiche – per ottenere un risparmio economico da parte dei consumatori e la riduzione dell’utilizzo della plastica. Basti pensare poi a quanti tra i nostri Comuni nelle lunghe e calde estati sono costretti a utilizzare l’acqua turnata”.

Di una battaglia per la Sicilia in particolare si fa portavoce l’eurodeputato Giovanni La Via (FI\PPE) incassando un risultato importantissimo soprattutto per il nostro territorio, e i paesi limitrofi dell’Etna in particolare. Di fatto la revisione dei limiti di sicurezza di alcuni parametri di riferimento per la salute pubblica, soprattutto dei più piccoli, restituirà al territorio più pozzi d’acqua per uso idropotabile e a regime consentirà un risparmio del 20/25% del costo dell’acqua per uso potabile, una misura che impatterà da subito, solo a Catania, su 200 mila utenti. Aumenterà quindi la disponibilità procapite, con un notevole risparmio sui costi di trattamento del boro.

“La presenza del boro nell’acqua, in alcune zone come la nostra, particolarmente ricca per le caratteristiche strutturali delle rocce vulcaniche, e al di sopra della media europea, ha rappresentato un limite al consumo nonostante, entro una certa soglia, non comportasse rischi per la salute. Un report dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2009, forniva già un parere in merito, considerando sicuro un limite del boro a 2,4 mg/l. Una soglia troppo lontana da quella fissata nella sua proposta dalla Commissione europea, pari a 1 mg/l, che non ha rivisto i parametri nonostante le nostre richieste di innalzarli a 1.5 mg/l, quantità che l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha testato su gruppi vulnerabili, tra cui giovani fino a 14 anni, considerandola sicura. Una misura che consentirà considerevoli risparmi di risorse fino ad oggi adeguare la soglia del boro delle nostre acque fino ai limiti imposti dall’Ue”.

Secondo la Commissione europea, un minore consumo di acqua in bottiglia potrebbe aiutare le famiglie dell’UE a risparmiare oltre 600 milioni di euro all’anno. Senza considerare, poi, che le bottiglie di plastica sono uno degli articoli di plastica monouso più diffusi sulle spiagge europee. Con l’aggiornamento della direttiva sull’acqua potabile, la Commissione compie un importante passo legislativo verso l’attuazione della strategia UE sulle materie plastiche presentata il 16 gennaio 2018.

Dal punto di vista sociale si chiede all’Europa di garantire l’accesso all’acqua gratuito per le famiglie disagiate, introducendo il divieto di interruzione, così come chiedono da tempo i sostenitori dell’iniziativa popolare “Right2Water”. Ecco il motivo per cui la relazione è stata adottata con 300 voti favorevoli, 98 contrari e 274 astensioni. Il Parlamento avvierà i negoziati con il Consiglio non appena i ministri dell’UE avranno stabilito la propria posizione.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti


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