Catania vuole riscrivere la storia: “Nessuna certezza che la Sindone sia medievale”

All’università una nuova teoria che confuta quella ormai accettata da tutti gli scienziati

Catania vuole riscrivere la storia: “Nessuna certezza che la Sindone sia medievale”

CATANIA – Non ci sono prove conclusive che la Sacra Sindone sia medievale. Nel 1988 fu effettuata una datazione radiocarbonica, da molti ritenuta il lenzuolo funebre di Gesù. Il risultato pubblicato sulla rivista Nature fu chiaro: la Sindone è medievale (1260-1390 d. C.).

Fino a ora questa conclusione era stata ritenuta dalla maggior parte degli scienziati come una confutazione dell’autenticità del telo. Dall’incontro multidisciplinare tra sindonologi (Emanuela Marinelli e Tristan Casabianca), statistici (Benedetto Torrisi dell’università di Catania) e data analyst (Giuseppe Pernagallo) nasce una nuova analisi, basata sui dati ufficiali e i dati grezzi (pubblicati per la prima volta in una rivista scientifica), e nuove conclusioni che dimostrano come la tesi pubblicata su Nature non fosse affidabile.

Di questo si discuterà giovedì prossimo nell’aula magna del palazzo centrale dell’università di Catania. “La nostra analisi – afferma Benedetto Torrisi – prova che non c’è evidenza definitiva che la Sindone sia medievale” e oggi tale assunzione trova spazio e riconoscimento scientifico su Archaeometry, rivista edita per conto dell’Oxford research laboratory for archaeology and the history of art.

Già in passato, tra il 1988 e il 2019, altri contributi avevano messo in discussione i risultati pubblicati su Nature. Ma la questione principale ruotava attorno ai dati grezzi, che sino ad ora erano rimasti secretati, oggi in possesso dei ricercatori dell’Università di Catania grazie al coinvolgimento della Marinelli e di Casabianca.

“Aver ottenuto i dati grezzi – continua Torrisi – ha permesso di formulare diverse considerazioni: i laboratori hanno prodotto risultati differenti, non riconducibili allo stesso fenomeno. Qualcosa è andato storto durante il processo di datazione, probabilmente poiché i campioni testati non erano omogenei”.


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