Voto di scambio, 96 indagati in Sicilia. Spunta di nuovo il nome di Cuffaro

Termini Imerese. Favori, promesse di posti di lavoro e brogli nelle elezioni regionali e comunali del 2017: coinvolti sindaci e assessori

Voto di scambio, 96 indagati in Sicilia. Spunta di nuovo il nome di Cuffaro

TERMINI IMERESE (PALERMO) – Era un sistema diffuso di scambio di voti, favoritismi e promesse di posti di lavoro quello che a Termini Imerese (Palermo) era stato messo in piedi per condizionare due competizioni elettorali: le regionali del 2017 e le comunali dello stesso anno.

Sono 96 gli indagati tra assessori, deputati, sindaci e amministratori comunali. Nell’inchiesta figura anche l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, scarcerato nel dicembre del 2015 dopo avere scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento alla mafia.

“Mi è stato notificato per conto della Procura di Termini Imerese un atto di chiusura delle indagini dove mi si contesta di ‘aver promesso un posto di lavoro all’Ars’ in cambio di voti. Ho sempre avuto e ho grande fiducia nella giustizia e rispetto per il lavoro dei pm e se sono nella lista insieme ad altri 96 indagati un motivo ci sarà”, ha commentato  Cuffaro.

“Appena avrò le carte che mi riguardano le studierò e mi adopererò con i miei avvocati per chiarire questa vicenda che mi viene attribuita. So che è reato promettere posti di lavoro in cambio di voti e so di non aver promesso nessun posto di lavoro all’Ars e so anche di non avere nessun potere, o ruolo (essendo un semplice cittadino senza alcun incarico) e nessuna possibilità di mantenere simili promesse”.

“Conosco Amodeo da 20 anni, è un dirigente politico, e non credo avesse bisogno di promesse di lavoro per votare per Filippo Tripoli col quale ha un ottimo rapporto personale e ha collaborato per tutta la campagna elettorale – conclude Cuffaro -. Sono certo di poter chiarire, quanto prima, la mia innocenza rispetto ai fatti che mi si contestano”.

Con Cuffaro sono indagati anche l’assessore regionale territorio, Toto Cordaro; il capogruppo all’Assemblea regionale di “Diventerà Bellissima” (lista che fa capo all’attuale governatore Nello Musumeci) Alessandro Aricò; gli ex coordinatori della Lega in Sicilia Alessandro Pagano e Angelo Attaguile; il candidato (non eletto) del Pd alle regionali, Giuseppe Ferrarello; il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, sostenuto da uno schieramento di centrodestra. Tra gli indagati anche Loredana Bellavia, che quando il caso è esploso si è dimessa da assessore comunale.

L’indagine, condotta dal pm Annadomenica Gallucci, è stata avviata due anni fa sull’onda delle polemiche suscitate dalla candidatura nella lista della Lega di Mario Caputo, fratello dell’ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale Salvino che non poteva essere candidato per una condanna per abuso d’ufficio.

Al suo posto era stato presentato il fratello ma nella promozione elettorale sarebbe stato utilizzato un espediente: il nome di Mario Caputo era accompagnato dalla specificazione “detto Salvino” che avrebbe, secondo la Procura, indotto gli elettori a confondere l’identità del candidato scambiandolo per il vero Salvino Caputo.

Di questa presunta manipolazione della volontà degli elettori rispondono sia i fratelli Caputo sia gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile.

Attorno alle due elezioni sarebbe stato poi organizzato un rodato sistema di scambi e di promesse. Per avere i voti i candidati e i loro promoter promettevano posti di lavoro, promozioni agli esami di maturità, ammissioni ai test di facoltà a numero chiuso.

In questo scambio sarebbero coinvolti esponenti di schieramenti diversi come Filippo Maria Tripoli della lista “Popolari e autonomisti”, sostenuto da Totò Cuffaro, e Giuseppe Ferrarello, ex sindaco di Gangi, candidato nella lista del Pd.

L’indagine ha casualmente accertato altre irregolarità che coinvolgono il sindaco di Termini Imerese, indagato per uso improprio di mezzi dell’autoparco comunale, e alcuni dipendenti comunali coinvolti in casi di assenteismo.


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