Domande di protezione umanitaria crollate al 2%

Salvini: “50 mila migranti in meno nei Centri a spese degli italiani. SeaWatch? Ci pensino Malta-Ue”

Domande di protezione umanitaria crollate al 2%

ROMA – Le domande di protezione umanitaria crollate al 2%, 50mila migranti in meno nei Centri “a spese degli italiani”, espulsioni che “per la prima volta” superano gli sbarchi. E nuove “evidenze” di “contatti” tra i trafficanti di esseri umani e le Ong, per le quali i porti italiani restano chiusi.

Matteo Salvini scende in sala stampa al Viminale snocciolando numeri e dati delle sue battaglie preferite, incurante delle critiche e delle notizie di un possibile nuovo naufragio di un gommone partito il 21 dicembre dalla Libia con 95 persone delle quali, secondo Mediterranean Hope che ha raccolto le testimonianze dei familiari, non si ha più notizia. Il ministro dell’Interno elenca i dati, “veri, reali e positivi – dice – che riguardano la sicurezza degli italiani”.

Il crollo delle domande per ottenere la protezione umanitaria, dopo che la legge che porta il suo nome ha modificato, riducendoli, i requisiti per ottenerla: nei primi 20 giorni dell’anno sono state il 2% del totale, erano il 26% l’anno scorso. E l’aumento dei dinieghi, dal 57% al 78%, anche questo conseguenza delle modifiche apportate dalla legge. Restano invece stabili le domande per lo status di rifugiato (dall’8% al 9% del totale) e quelle per la protezione sussidiaria, altra forma di protezione non toccata dalla nuova legge (dal 5% al 6%). Poi si passa al rapporto tra sbarchi ed espulsioni.

“Per la prima volta” sono più le seconde dei primi: 155 gli arrivi, 221 le persone rimpatriate, alle quali vanno aggiunte altre 368 respinte alla frontiera. Il terzo dato riguarda il numero delle presenze nel sistema d’accoglienza: erano 183mila al primo gennaio 2018, sono 133mila oggi. Dunque un “incredibile meno 50mila”. E a chi gli fa notare che si tratta di migliaia di ‘invisibili che, finendo in mezzo alla strada, potrebbero rappresentare un problema per la sicurezza, il ministro risponde che ormai non è più questione che lo riguarda. Confermando, in sostanza, che migliaia di loro hanno passato il confine.

“Mi risulta che di queste migliaia di persone uscite dal sistema d’accoglienza, la maggioranza non è più in Italia. Me ne dolgo – sottolinea allargando le braccia – E’ una presenza che altri paesi europei che ci lasciano soli da anni si troveranno a dover gestire”. Insomma, se la vedano la Francia e gli altri paesi. Salvini passa poi al secondo punto all’ordine del giorno, l’attacco alle Ong: “ci sono evidenze di contatti telefonici tra alcune persone a bordo delle navi delle Ong e alcuni trafficanti a terra”. Il ministro non va oltre ma poco dopo si capisce che non fa riferimento a inchieste passate e che sta parlando di informazioni provenienti o dagli 007 o dalle forze di polizia. Dunque di notizie ancora ‘coperte’.

“Li segnaleremo a qualche procura – sottolinea – sono cose che riguardano l’autorità giudiziaria e non il ministro”. La risposta delle Ong arriva da Open Arms. “Salvini hai anche le prove dei contatti tra mafia, imprese italiane e trafficanti di petrolio libici? Perché gli statunitensi sembra le abbiano”. Non replica invece SeaWatch, che al momento ha problemi più urgenti: da 5 giorni vaga tra Malta e Lampedusa con 47 migranti senza poter approdare.

“Sta arrivando la tempesta – dicono da bordo della SeaWatch3- gli ospiti hanno molto freddo e abbiamo bisogno di un porto sicuro ora”. Appello che Salvini respinge. “Li accolga Malta nel proprio porto mentre l’Olanda (il paese di bandiera della nave, ndr) collabori con La Valletta per gestire lo sbarco e l’accoglienza con la regia di Bruxelles”.


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