Calcio Catania, ora è scontro

L'imprenditore Morosoli lancia un appello e dice: "Sigi nel 2020 non mi ha dato il 51%". Ferraù: "Club non è lavatrice per ripulire l'immagine"

Il secondo e ultimo bando tiene aperta una speranza per il Calcio Catania, ma alimenta anche dichiarazioni e polemiche. E’ il caso del botta e risposta sviluppatosi tra l’imprenditore Francesco Russo Morosoli, che lancia un appello per trovare soggetti interessati a intervenire al suo fianco, e l’avvocato Giovanni Ferraù, ex presidente del Cda di Sigi.

“Le mie ultime esternazioni a mezzo stampa – scrive in una nota Russo Morosoli – avevano un preciso obiettivo: lanciare un appello a tutti gli imprenditori entusiasti di sposare la causa del Catania insieme a me. Per la prima asta, purtroppo, solo il 7 febbraio sono stato informato della rinuncia degli investitori milanesi, profili coi quali stavamo elaborando un progetto serio e coinvolgente. Riorganizzarsi non è stato semplice e oggi di tempo ce n’è davvero poco. Sono disponibile a qualsiasi interlocuzione con imprenditori decisi e felici di esserci. Guardando al passato solo per un momento, ho il rammarico che la SIGI nel luglio del 2020 non mi abbia dato il 51%. Avevo messo a budget 14 milioni di euro (solo uno in meno della cordata dei 4 imprenditori portati da Tacopina). Dopo l’indifferenza del presidente del CdA di SIGI questo budget è stato destinato ad investimenti importanti nel turismo, alle Gole dell’Alcantara e per il riammodernamento di Funivia dell’Etna. Molti tifosi rossazzurri ritengono che in questo momento l’acquisto del club di Via Magenta sia realizzabile con un costo irrisorio. In valore assoluto è vero, ma è il progetto sportivo quello che conta veramente. Una cosa dev’essere chiara a tutti: per l’affiliazione alla Figc ci vuole una fideiussione di 12 milioni di euro, poi bisogna completare l’attuale stagione e in seguito stanziare 6-7 milioni per la successiva. Puntando subito alla serie B. Inoltre, bisogna integrare la provvista relativa alle minus valenze e porre rimedio ai debiti sportivi pregressi. Andiamo ben oltre i 20 milioni di euro. Ho l’imprescindibile responsabilità di salvaguardare la mia holding, ma questo non mi impedisce di esserci e fare la mia parte. Non sarebbe serio da parte mia comprare da solo il Catania. Per tale ragione chiamo a raccolta le forze produttive della città. Cerco imprenditori forti, decisi, felici di esserci”.

Immediata e dura la replica di Ferraù. “Resto sbigottito nel leggere, su vari canali social, l’intervento di un rampollo catanese, figlio di imprenditori locali. Resto perplesso – spiega l’ex presidente del Cda Sigi – nell’apprendere che il suddetto era intenzionato ad investire ben 14 milioni di euro nel nostro amato Catania e che io, nella veste di Presidente di SIGI, sarei rimasto indifferente di fronte a tale proposta. Mi viene subito da pensare, con i Maneskin, che la gente “parla, parla ma non sa di che cosa parla. In effetti, ricordo bene di un incontro con il soggetto in questione, tenutosi nel luglio 2020 in un piccolo bar di periferia. Ricordo bene che mi disse che non aveva mai seguito il Catania, che non gli piaceva il calcio ma che avrebbe voluto investire 4 milioni (non 14 e neanche 40) sul Catania per “ripulire la sua immagine” macchiata, a suo dire, da un importante processo penale per un reato di inaudita gravità. La superiore motivazione mi lasciò molto perplesso; il Catania non era una lavatrice “che puliva l’immagine”, il Catania è molto di più. Declinai l’invito con il parere concorde del CDA di SIGI e dei suoi professionisti. Immagino comunque che chi parla vorrà  anche agire; il 4 marzo costui avrà la possibilità non di pulirsi la sua immagine, a quello ci penserà la giustizia, ma di sostenere concretamente, con i fatti e non con le chiacchiere, il rilancio del Calcio Catania. Speriamo bene!”.

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