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27 Nov 2021

Catania, incubo finale

SportCatania, incubo finale

di Alberto Cigalini.

Così è veramente dura. Chi ha a cuore le sorti del Catania vive già momenti particolarmente difficili a causa delle vicende societarie che mettono a serio rischio l’esistenza stessa del club. Se poi anche dal campo cominciano ad arrivare beffe cocenti in sequenza l’esperienza emotiva a tinte rossazzurre rischia di diventare qualcosa di traumatico, sportivamente parlando.

Il Catania continua a buttarsi via dilapidando punti in modo banale, sempre uguale a sé stesso e quindi ancora più amaro. Neppure il rientro del bomber Moro, manco a dirlo a segno anche stavolta, evita un’altra fregatura. Il 3-2 subito a Taranto ricalca il copione di tante altre partite, a cominciare dall’ultima in ordine di tempo, quella di sette giorni fa in casa con il Foggia. I soliti errori difensivi, le solite incertezze su calcio piazzato, la solita difficoltà a governare i minuti finali.

I punti persi per strada negli istanti conclusivi ormai non si contano più. Anzi, sì: sono 7. Mettendo insieme la lunga collezione di docce gelate giunte a un passo dal triplice fischio (vedi le sfide con Bari, Avellino, Campobasso, oltre alle ultime due) si raggranella un tesoretto persino superiore alla penalizzazione di sei punti che incombe sulla squadra. 

La sconfitta dello Iacovone brucia ancora di più delle altre per una serie di motivi. Perché aggiunge rabbia alla rabbia precedente. Perché matura nell’ambito di una rivalità spiccata e in uno stadio dove il Catania, 19 anni fa, ha scritto una delle pagine più belle della sua storia andandosi a prendere la promozione in Serie B in una epica finale dei play off. Perché viene accompagnata, nei momenti cruciali, da alcune decisioni arbitrali contestate. E perché anche stavolta i ragazzi di Baldini meritavano di più.

Se però continui a raccogliere meno di quanto hai seminato, evidentemente il problema esiste e non è legato solo a contingenze avverse. Questione di soglia di attenzione, di malizia, di capacità di gestione, anche di qualità individuali. Tutti fattori che incidono in una gara in cui il Catania mette il consueto cuore e l’abituale spirito propositivo confermando temperamento e spiccate doti offensive.

Il Taranto, pur rimodulandosi in un 4-3-3 con una prima punta di ruolo (Italeng, al debutto da titolare), imposta la partita che ci si attende togliendo profondità alla manovra avversaria e cercando il break per poi ripartire con i suoi elementi più tecnici, in testa Giovinco. E’ proprio lui, il fratello d’arte dell’ex azzurro Sebastian, a sbloccare il punteggio con un bel sinistro in acrobazia su un’azione nata da un’incomprensione tra Maldonado e Izco in fase di impostazione. Svantaggio immeritato, visto che è il Catania a fare la partita e a rendersi maggiormente pericoloso facendo leva sulla vivacità di Ceccarelli, autore di due tentativi fuori bersaglio e soprattutto di due assist di qualità per Russini (molto bravo il portiere Chiorra a deviare oltre la traversa il destro ravvicinato) e Monteagudo (girata alta nel cuore dell’area).

Il raddoppio in avvio di ripresa firmato dall’ex Licata Civilleri, uomo chiave nel recupero palla riscopertosi bomber d’occasione, suona particolarmente punitivo per il Catania, che reclama invano per una caduta in area di Calapai in seguito a un contatto con Giovinco.

Nel frattempo Baldini ha cambiato modulo giocandosi la carta delle due punte con l’innesto di Sipos per Izco e il passaggio a un 4-4-2 molto offensivo con Ceccarelli e Russini esterni. Scelta coraggiosa e premiante, visto che entrambi gli attaccanti timbrano il cartellino firmando l’aggancio: Sipos dimezza le distanze arpionando di prepotenza un lancio di Calapai e buggerando l’incerto Zullo; Moro sigla il pari subendo fallo da rigore da Zullo su servizio basso di Ceccarelli e trasformando dal dischetto con l’ormai proverbiale freddezza per il gol numero 14 della sua incredibile stagione.

La strada sembra mettersi in discesa, ma purtroppo le cose vanno diversamente. Il Catania sfiora il tris con un colpo di testa di Russini su preciso cross del solito Ceccarelli (Chiorra si oppone in tuffo) e in pieno recupero incassa il colpo del ko in maniera a dir poco rocambolesca e assai contestata dai rossazzurri. Sugli sviluppi di una punizione assegnata al Taranto per un fallo di Albertini (pure ammonito) che proprio non c’è, Claiton va giù su una sportellata di Italeng ma l’arbitro fa proseguire e Sala calcia via il pallone in fallo laterale. Alla ripresa del gioco i padroni di casa conquistano l’angolo che costa il patatrac, ancora una volta da piazzato: Bellocq anticipa Greco, entrato a metà ripresa con lo stesso Albertini, e gira di testa in porta il corner battuto da Marsili.

Inutile il forcing finale, nonostante l’espulsione per doppio giallo di Granata. Il Catania, al quale anche un pari probabilmente sarebbe stato stretto, ci resta male. I tifosi anche di più. 

TARANTO- CATANIA 3-2
Taranto (4-3-3): Chiorra 7; Tomassini 6, Zullo 5, Granata 5, Ferrara sv (5′ pt De Maria 5.5); Labriola 6.5 (15′ st Belloq 7), Marsili 6, Civilleri 7; Pacilli 5.5 (15′ st Mastromonaco 6), Italeng 5.5; Giovinco 7 (33′ st Santarpia 6). In panchina Antonino, Zecchino, Ghisleni, Versienti, Cannavaro. Allenatore Laterza 6.5
Catania (4-3-3): Sala 5.5; Calapai 5.5 (20′ st Greco 5), Claiton 5, Monteagudo 6, Zanchi 5.5 (20′ st Albertini 6); Izco 5.5 (1′ st Sipos 6.5), Maldonado 5 (28′ st Rosaia 6), Provenzano 6.5 (36′ st Cataldi sv); Ceccarelli 7, Moro 6.5, Russini 6.5. In panchina Stancampiano, Pino, Ercolani, Biondi, Ropolo, Frisenna. Allenatore Baldini 6.5
Arbitro: Longo di Paola 5
Reti: 14′ pt Giovinco, 12′ st Civilleri, 16′ st Sipos, 25′ st Moro (rig), 48′ st Bellocq.
Note: spettatori 4715. Espulso il direttore dell’area tecnica del Catania, Maurizio Pellegrino, per proteste e Granata per doppia ammonizione (47′ st). Ammoniti Provenzano, Zanchi, Albertini, Ercolani, Granata. Angoli: 5-2 per il Catania. Recupero: 3′; 6′

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