Medici-poeti sul tema “L’uomo e la malattia”

TREMESTIERI ETNEO (CATANIA) – Nell’ambito della manifestazione “Poesia sotto le stelle”, sul sagrato della Chiesa madre parrocchia Santa Maria della Pace, organizzatrice del premio, è stata assegnata la targa “Giovanni Paolo II”, alla sua ottava edizione, riservata ai poeti medici e sul tema: “L’uomo e la malattia” nel tempo del Covid 19.

La giuria composta da Milly Bracciante, Salvatore Scalia, Lia Mauceri e Domenico Messina ha premiato l’otorinolaringoiatra, romagnolo Franco Casadei, autore di due liriche “Corsie d’ospedale” e “Il Lacor Hospital di Gulu” (nel Nord Uganda) con la seguente motivazione: “Nelle due liriche che riflettono due mondi e due culture, rivivono incisive e vibranti le emozioni, le angosce, il dolore, la paura della morte, l’impotenza di fronte la malattia incurabile che un medico vive sulla propria pelle in empatia con i suoi degenti, dai quali non riesce a staccarsi con il pensiero e con il cuore, rivedendone lo sguardo e risentendone i lamenti con la memoria anche quando tutto è compiuto”.

Casadei, già vincitore di numerosi primi premi in vari concorsi nazionali (Ungaretti 2005 e Alda Merini 2019), è autore di raccolte di liriche di successo, tra le quali ricordiamo “ La firma segreta ” (Itaca, Ravenna, 2016) di poesie in dialogo con Marina Corradi , con cui ha vinto la sezione del libro edito nel Premio Natale – Città di Tremestieri Etneo del 2017. Di lui è appena stato pubblicato, per conto di Giuliano Ladolfi Editore (gennaio 2021), la silloge “ Nostro fratello Giuda” – il Vangelo in poesia, “una raccolta in cui il dramma esistenziale dell’autore si mescola e si confonde con il grido di ogni uomo alla ricerca di un senso e di una risposta alle proprie attese più profonde – e i cui versi accompagnano il lettore in un percorso alla scoperta di quella firma segreta che sta dentro le cose , a quell’impronta tatuata dentro il petto che fa del cuore umano e della realtà tutta una tenera argilla gravida d’altrove ” (Massimo Camisasca, nella prefazione).

Ecco le liriche.

CORSIE D’OSPEDALE. Al mattino percorro corsie di dolore, di odori che la notte ha condensato nell’attesa lunga di un albore fra sofferte mura e cuscini umidi del tempo che non scorre enigmi d’occhi mani adagiate a sera in casa si conversa, nella memoria l’eco degli sguardi ed un silenzio bianco ferito dai lamenti.

IL LACOR HOSPITAL DI GULU* Gli ultimi del mondo non un lamento, un pianto come agnelli i malati di Lacor i bambini muti, le braccia sfinite, pietà all’ombra delle madri nel fondo dell’Africa muoiono a schiere i figli delle guerre e della fame. Tutto è compiuto, anche il dolore manca.

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