“Proposta Tacopina irrealizzabile”

Una replica secca a Joe Tacopina, sempre più distante, e un club da salvare immettendo a breve liquidità. Sono i punti chiave della conferenza stampa tenuta dai soci Sigi e dal Calcio Catania stamane a Torre del Grifo.

A incontrare i giornalisti sono stati il presidente del Cda di Sigi, Giovanni Ferraù, gli altri componenti del consiglio di amministrazione Gaetano Nicolosi e Giovanni Palma, il socio Riccardo Salice e l’amministratore unico del club rossazzurro Nico Le Mura.

A prendere la parola è stato l’avvocato Ferraù: “Il contratto preliminare poggiava su basi ragionevoli. Abbiamo lavorato 7 mesi per portare il debito ai livelli richiesti dall’investitore e senza mai porre condizioni o chiedere più soldi. La risoluzione del contratto a fine aprile era quasi concordata, nel frattempo abbiamo continuato a lavorare con Joe Tacopina e i suoi professionisti”.

“Oggi Tacopina è rimasto un po’ alla finestra. E’ legittimo, ma non è più tempo di fare una proposta con condizioni. L’offerta che ci è arrivata venerdì è impossibile nella realizzazione. Non si può chiedere l’omologa entro 15-20 giorni e il saldo di debiti per 3 milioni di euro in pochi giorni. A questo punto ho chiesto a Joe di entrare subito in Calcio Catania, non in Sigi. Bastano 3 milioni per prendersi il 51% e la presidenza salvando il club. Non sono necessari i 40 milioni a cui ha fatto riferimento lui. Non si può dire “risolvete il problema, fate tutto voi e poi io entro”.

“Non chiudiamo la porta a nessuno. Se Tacopina, come ha detto, ha la potenza di fuoco per immettere liquidità ben venga. Significherebbe salvare il Calcio Catania. Sigi è disposta a continuare. Abbiamo varie interlocuzioni esterne, ma è chiaro che bisogna ricominciare quasi da zero e il tempo è pochissimo. Sette mesi di stallo e di lavoro insieme pesano come un macigno su Joe Tacopina. Non può sottoporci proposta impossibile, una proposta che non è stata inviata neppure in italiano ma in inglese. E’ una questione di rispetto”.

“Non vogliamo più proclami, ma fatti. Se chi ha detto che ha a cuore il Calcio Catania vuole salvare la matricola siamo disponibili ad accoglierlo. Stiamo lavorando sui conti, in attesa di conoscere i parametri per l’iscrizione ai campionati. Tutte le interlocuzioni in corso, eventualmente anche con Tacopina, verranno portate avanti. Forse c’è stato un eccesso di ottimismo, ma non è ottimismo pensare che un Comune dia una risposta in due mesi invece che in quattro o che l’Agenzia delle Entrare possa dare una riposta definitiva piuttosto che provvisoria. Il debito oggi è di 26 milioni col credito sportivo e di circa 16 con gli altri creditori”.

“Futuro? Oggi noi dobbiamo programmare sulla base delle incertezze. Nell’immediato aspettiamo una risposta chiara, senza condizioni, da Tacopina. Dopo di che cominceremo a programmare il futuro senza di lui. L’obiettivo per la prossima stagione resta un campionato per vincere, ma non dipende solo da Sigi. Dipende anche da chi dispone di 40 milioni di euro e ne potrebbe versare subito 3. Con un nuovo investitore a sostenerci dico che dobbiamo andare in B, se ciò non avviene non lo so”.

“Ora, per prima cosa, dobbiamo salvare il club. Da qui a metà giugno serviranno 4 milioni. L’unica soluzione è l’ingresso di un investitore nel Calcio Catania. Sigi ha investito 6 milioni, ma non vuole un euro. Siamo pronti a perdere tutti i soldi versati di fronte a un investimento serio e immediato. Non è possibile inserire condizioni-capestro, solo per mettersi alla finestra e stare a guardare. Non so se Tacopina avesse l’intenzione di prendere il Catania a zero, è anche probabile”.

“Oggi, però, ragioniamo sui fatti. Se Tacopina ha interesse a salvare il Calcio Catania entra nel club versando domani i soldi, se non lo fa significa che questo interesse non c’è. Non possiamo dare a Tacopina un termine superiore a 4 giorni: gli chiediamo un’ulteriore proposta che preveda l’immissione di denaro nel Calcio Catania. Gli 800 mila dollari già versati? Il contratto era chiaro. Joe avrebbe dovuto versare un cifra più elevata per esercitare il diritto di opzione ed entrare nel club. Ha messo a disposizione solo questa somma, che non è servita a pagare gli stipendi ma per fare fronte a pagamenti in scadenza a fine gennaio e poi a fine febbraio”.

“Divergenze con altri soci? Sono rientrate. Se mi chiedete di divergenze con Salice o Vullo, dico di no. Oggi siamo più compatti che mai. Siamo pronti a fare il nostro, anche da soli”.

“Chi dice che Sigi non può chiedere la manna dal cielo per poter continuare fa populismo e deve assumersene le responsabilità. Ieri è stato minacciato mio figlio. Il piano B? Non l’abbiamo potuto fare perché con Tacopina c’era un’esclusiva. Da 4-5 giorni ci stiamo muovendo per un piano B immediato, anche se siamo sempre disposti a cedere a Tacopina. Chi dice che noi a inizio stagione avremmo avuto la certezza di non incassare un euro dice il falso. Nessuno aveva queste sicurezze, altrimenti non avremmo avuto un solo sponsor”.

Sul piano industriale da 54,5 milioni di euro presentato lo scorso anno, così Gaetano Nicolosi: “Era un piano senza pandemia”.

Anche l’avvocato Giuseppe Augello è intervenuto a proposito degli investimenti Sigi e della trattativa con Tacopina: “Nel contratto erano previste delle cifre che sono in linea con l’investimento previsto. C’è stato un momento nel quale si è appurato che i debiti erano superiori a quanto accertato sin lì. Non servono 40 milioni per salvare il Catania, ma molto meno anche perché i debiti istituzionali e quelli con il credito sportivo sono dilazionati”.