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19 Gen 2022

“A Catania danni ambientali gravi, Pantano d’Arci non funziona”

Sicilia"A Catania danni ambientali gravi, Pantano d'Arci non funziona"

CATANIA – “In provincia di Catania, e in particolare nel nostro territorio, i danni ambientali sono provocati dalla insufficienza, dalla inadeguatezza del sistema di depurazione”. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è intervenuto in una audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali correlati.
“Nel territorio di questa Procura – ha detto – ricadono 15 procedure di infrazione. Questo sistema provoca per la sua inadeguatezza danni ambientali di portata rilevante e l’unico modo per evitarli sarebbe di procedere a finanziamenti e progettazioni adeguate di opere pubbliche che non sono invece mai state portate a compimento”.
L’audizione è stata trasmessa in streaming sulla web tv della Camera dei deputati. “Si avverte frustrazione da parte del mio ufficio – ha aggiunto il procuratore – per quelli che sono i limiti di un intervento repressivo di carattere penale in un sistema che certamente è particolarmente inficiato proprio dall’inadeguatezza e dalla vetustà degli impianti per poter prevenire quei rischi e quei danni ambientali che invece la normativa di cui noi dovremmo assicurare la vigilanza è chiamata a impedire”.
“Tutti gli impianti di depurazione sistemati nel nostro territorio – ha rimarcato Zuccaro – sono assolutamente inadeguati rispetto al compito che dovrebbero perseguire, a cominciare dal più grande, che è il sistema fognario che interessa la città di Catania e l’impianto di depurazione di Pantano d’Arci che, se funzionasse, dovrebbe interessare un bacino di oltre 540 mila utenti mente invece purtroppo attualmente serve soltanto circa 70 mila. In questa situazione individuare responsabilità penali collegati alla mancata attivazione di depuratori efficienti è assolutamente impossibile”.
Al di là dell’impianto di depurazione, ha aggiunto Zuccaro, “è proprio il sistema fognario di una città come Catania e di tutto il suo hinterland, vecchissimo e compromesso negli anni, a cui non si è posto rimedio. Un sistema fognario che si basa su due grosse condutture, una delle quali è il cosiddetto allacciante, progettato negli anni 50 e che presenta criticità”.
“Per consentire in estate la balneazione nella zona della Plaia, poiché in quella zona nel periodo non estivo tutti gli scarichi non vengono depurati, si blocca il corso di determinate acque interessate dall’inquinamento e così si impedisce il loro sversamento in mare. La compromissione ambientale è veramente notevole e si accumulerà nel tempo”, ha detto il procuratore.
“Per quanto riguarda il depuratore di Pantano d’Arci – ha spiegato ancora – si tratta di una situazione che si protrae da oltre 9 anni e in cui si sommano insieme errori nell’indicazione di importi da finanziare per l’esecuzione dei lavori, errori nella progettazione preliminare e poi esecutiva degli impianti, perdite di finanziamenti anche da parte della comunità europea che erano stati stanziati e ricorso ad altri sistemi di finanziamento che ancora non hanno prodotto un risultato efficiente. Dai nostri accertamenti emerge che tutti coloro che si sono occupati della realizzazione dell’impianto hanno commesso errori gravissimi nella scelta degli amministratori, dei progettisti, delle somme da richiedere. Le responsabilità politiche non compete a noi individuarle”.
In questo contesto la Procura di Catania “ha potuto istituire dei procedimenti penali, alcuni significativi altri di minore rilevanza, che interessano soprattutto il reato di inquinamento ambientale di imprese industriali che scaricano nelle acque reflue senza una preventiva attività di filtraggio. Quello che a mio avviso è più rivelante – ha sostenuto Zuccaro -, con la premessa che si tratta di un attività che è coperta dal segreto istruttorio, è l’azione penale che interessa gli amministratori e funzionari del Comune di Motta Sant’Anastasia”.

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