Olesya-Denise, gruppo sanguigno non coincide. E l’avvocato sbotta: “Adesso basta”

Olesya Rostova non è Denise Pipitone. Alla fine della puntata di “Lasciamoli Parlare”, la trasmissione pre-telegiornale dell’emittente russa Primo Canale che per prima ha lanciato il caso Olesya, poi ripreso dai media italiani, il mistero (si fa per dire) finalmente è stato svelato.

I due gruppi sanguigni infatti non coincidono. Ma si è dovuto attendere che il format facesse il suo corso, con ben due aspiranti madri di Olesya escluse da un test del Dna. Con l’immancabile riepilogo di tutta la vicenda, sia di Olesya che di Denise.

Quando si è venuti al dunque, dall’Italia è apparso in collegamento l’avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta, mentre tra le mani del conduttore, Dmitry Borisov, è comparsa una busta, che conteneva il responso sulle analisi del sangue di Olesya.

Borisov ha chiesto allora a Frazzitta di comunicare il gruppo di Denise, con la ragazza russa in trepidante attesa. Ma il legale si è rifiutato, pretendendo la procedura inversa. Ne è nato un surreale battibecco, prontamente interrotto da Frazzitta, che ha minacciato di andarsene se non si fosse messa fine al tira e molla.

“Voglio sapere se è la mia mamma”, ha detto allora Olesya con la voce quasi rotta dalle lacrime. A quel punto Borisov ha ceduto e ha trovato il modo di comunicare il gruppo sanguigno al legale (attraverso il cellulare del corrispondente della Rai a Mosca, Marc Innaro, che sedeva sul divano degli ospiti della trasmissione).

Frazzitta ha allora rivelato che i due gruppi non coincidono. Borisov ha promesso che la trasmissione continuerà a cercare la madre di Olesya e ha chiesto agli italiani, “che si sono appassionati alla vicenda di questa ragazza”, di non “abbandonarla”.

In coda in studio si è sollevato però il dubbio che il test del sangue di Denise, effettuato tanti anni fa, possa non essere corretto e che sarebbe meglio, a scanso di equivoci, procedere con l’esame del Dna.

“Dire che si è trattato di una trasmissione trash è un eufemismo. Hanno voluto mettere in piazza il dolore e le vite spezzate delle persone senza alcun rispetto”, ha commentato l’avvocato Frazzitta a proposito del programma del primo canale della tv russa.

“Ho accettato di andare in quella trasmissione e di metterci la faccia – spiega il legale che assiste Piera Maggio – perché volevamo sapere subito la verità, altrimenti avremmo dovuto aspettare dei mesi per avere l’esito di una rogatoria internazionale. Per questo motivo abbiamo chiesto di conoscere subito il gruppo sanguigno della ragazza. Diversamente Piera Maggio avrebbe dovuto sottoporsi in diretta al test del Dna, come hanno dovuto fare le altre presunte mamme della ragazza. Le abbiamo risparmiato questo dolore ulteriore. Adesso basta”.


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