Niente Sant’Agata? ‘Semu tutti devoti tutti’ va all’estero

CATANIA – Domani la Compagnia Zappalà Danza sarà in scena dal vivo all’Opera Madlenianum di Belgrado per il 18° Belgrade Dance Festival con ‘A. semu tutti devoti tutti?’, tradotto per l’occasione in ‘A. Jesmo li svi mi žrtvovani?’.

Lo spettacolo, nato più di 10 anni fa, attraverso il ‘caso’ della festa di Sant’Agata, che quest’anno è saltata, indaga in modo universale il sentimento di appartenenza della società verso Dio, la religione e il trascendente, toccando il tema urgete e purtroppo attuale della violenza sulle donne.

La ‘A’ del titolo sta per Agata, la santa patrona di Catania a cui sono stati strappati i seni per punizione al rifiuto delle avances del proconsole Quinziano.

Nell’aggiungere un punto interrogativo al titolo Roberto Zappalà pone “delle domande che disturbano e affrontano il non-detto. Immaginare, concepire e costruire uno spettacolo su S. Agata, la sua immensa processione e festa a Catania, oltre a proporre un’identificazione città /popolo/ Santa che trova appunto a Catania uno dei luoghi al mondo dove questo avviene in maniera inestricabile, è volere indagare a fondo un aspetto fondamentale dell’oggi: il rapporto che si ha con il sacro, la religione, la religiosità”.

“E Agata, una santa, la cui immagine devozionale, (le tenaglie, i seni straziati), in bilico fra erotismo e sadismo splatter, tra le più immediatamente riconoscibili di tutta l’iconografia religiosa cattolica, è solo un punto di partenza – prosegue Zappalà -. Si utilizza un apparato iconografico tradizionale per farlo sposare con il moderno, con la contemporaneità, per dare origine a contrasti e cortocircuiti; per proporre nello scenario arcaico e contemporaneo della festa religiosa le contraddizioni di un mondo dove a essere straziati, non sono solo i seni ma intere tipologie umane e concettuali”.


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