Coronavirus, la Sicilia è di nuovo gialla. Musumeci: “Vogliamo tornare a vivere”

Ordinanza valida da lunedì. Niente deroga per i locali a S. Valentino. Nell'Isola l'indice Rt più basso d'Italia (0,66%) VIDEO

La Sicilia torna in giallo. L’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza sarà valida a partire da lunedì 15 febbraio, allo scadere dell’attuale che prevede sia in arancione fino a domenica prossima.
Tre regioni – Abruzzo, Liguria, Toscana – e la provincia di Trento, passano invece in zona arancione. In arancione restano anche l’Umbria e la provincia di Bolzano anche se per entrambe i governatori hanno disposto misure ancora più restrittive.
“Da lunedì mattina la Sicilia sarà zona gialla. Ho appena firmato l’ordinanza che recepisce le disposizioni nazionali e, dopo tanti sacrifici, individua un livello regionale di rischio basso: siamo la Regione con l’indice Rt più basso d’Italia”, ha annunciato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.
“In vista della decisione di oggi – ha aggiunto – ho scritto al ministro della Salute per chiedere di anticipare la misura della zona gialla alla domenica, per restituire un po’ di respiro in più ai ristoratori che in queste settimane sono rimasti chiusi. Il ministro mi ha informato di non poter accedere alla nostra richiesta e la legge, purtroppo, consente solo ordinanze regionali che prevedano maggiori chiusure e non il contrario. Da lunedì, tuttavia, si parte e avvieremo subito un confronto con il nuovo governo, anzitutto per dare certezze dei ristori agli operatori economici e per definire i nuovi protocolli sulle aperture delle attività ancora non consentite. Vogliamo riprendere a vivere, ma dobbiamo farlo con prudenza e senza tornare indietro”.

IN SICILIA L’RT PIU’ BASSO D’ITALIA. La Sicilia, così come emerso dal monitoraggio Iss-Ministero Salute, è la regione italiana con il più basso indice Rt: 0,66% a fronte di una media nazionale dello 0,95%. L’indice Rt in sette regioni supera l’1%, mentre sono 5 le regioni con l’Rt a 1,2 con Bolzano a 1,25.
Il risultato raggiunto nell’Isola è legato anche alla scelta del presidente della Regione Musumeci di sollecitare al governo nazionale il 23 gennaio scorso la zona rossa per la Sicilia quando i dati non imponevano questa classificazione.
BRUSAFERRO (ISS): “FASE DELICATA DELL’EPIDEMIA”. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio settimanale invita però a non abbassare la guardia: “Siamo in una fase molto delicata dell’epidemia, con circolazione diffusa delle varianti che sono più trasmissibili. Ci sono dunque segnali di controtendenza ed è necessaria grande precauzione. Ci potrebbe essere una crescita di nuovi casi se non si rafforzano le misure. Ci sono 2 regioni a rischio alto e un Rt che risale a 0,95”.
Si conferma inoltre nella bozza dell’Iss la necessità di mantenere la “drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”.
PROROGATO DIVIETO SPOSTAMENTO TRA REGIONI. Tra gli ultimi atti formali del governo Conte bis c’è anche la proroga del divieto di spostamento tra le regioni fino al 25 febbraio. Un testo di 3 soli articoli in cui si stabilisce che “dal 16 al 25 febbraio sull’intero territorio nazionale è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome” fatti salvi gli spostamenti per “comprovate esigenze” di lavoro, situazioni di necessità o motivi di salute.
Sarà inoltre sempre possibile raggiungere la propria abitazione, residenza o domicilio, comprese le seconde case, se di proprietà o con un contratto d’affitto lungo precedente al 14 gennaio. Il governo uscente ha scelto quindi la linea del decreto ponte, evitando di far scadere un divieto ritenuto dai tecnici fondamentale per evitare il diffondersi dei contagi e la circolazione delle varianti, e allo stesso tempo prorogando lo stop agli spostamenti per una decina di giorni, lasciando al nuovo esecutivo la scelta se proseguire poi fino al 5 marzo, quando scadrà il Dpcm, o se procedere diversamente.

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