Centrodestra pensa ad accoppiata No/regionali

Il No al taglio dei parlamentari al referendum potrebbe influenzare la tenuta del governo

Centrodestra pensa ad accoppiata No/regionali

ROMA – L’esito del referendum sul taglio dei parlamentari si incrocia sempre di più con quello delle elezioni regionali. Non è solo la concomitanza dei due appuntamenti a determinare tale nesso, ma anche il fatto che nel centrodestra si comincia a ragionare su una possibile incidenza della vittoria del No sulla tenuta del governo, che si pensava fosse messa a rischio solo da un risultato molto negativo alle regionali per i partiti di governo, specie il Pd, che guida quattro delle sette regioni in cui si vota. Fdi ha smentito in mattinata l’impressione data dalle parole pronunciate domenica da Giorgia Meloni, che era sembrata sposare il NO al referendum al fine di favorire la spallata al governo Conte: sul sì, infatti sono attestati ormai solo M5s e Pd, mentre dopo Berlusconi anche Salvini ha dato libertà di voto ai suoi militanti: “io voterò si’.

Il Referendum è il trionfo della democrazia, della libertà di pensiero, ogni cittadino deciderà con la sua testa”. E tuttavia ad articolare la posizione della Lega è arrivato un No pesante al taglio dei parlamentari, quello di Attilio Fontana, governatore della Lombardia dove vive il 20% dell’intero elettorato italiano. E questo dopo il No di Giancarlo Giorgetti venerdì scorso. Certo, la candidata del Carroccio in Toscana Susanna Ceccardi si è espressa per il Si, come Salvini, dando l’impressione tuttavia che nella Lega ci sia una sorta di gioco al “poliziotto buono e al poliziotto cattivo” così che se a prevalere sarà il No, e le regionali andassero in un certo modo, l’intero centrodestra sarebbe pronto a invocare le dimissioni di Conte.

Naturalmente tutto M5s è in campo nella campagna per il sì, a cominciare da Vito Crimi e Luigi Di Maio, ed anche i Dem fanno la loro parte: “lo status quo è insostenibile” ha detto Stefano Ceccanti rilanciando la tesi del Pd che solo un Sì può aprire la breccia a future riforme. Ma per creare la tempesta perfetta a danno del governo anche le Regionali devono avere un certo esito. Salvini tuttavia, diversamente da quanto fatto a gennaio in Emilia, non “nazionalizza” il voto: “non lo uso in chiave nazionale – ha detto ad Ascoli – il voto è dei marchigiani per i marchigiani, dei toscani per i toscani”.

Il suo timore è una polarizzazione che spinga al voto utile degli elettori di M5s a favore dei candidati governatori del Pd, come ha chiesto il segretario Dem Nicola Zingaretti domenica alla festa dell’Unità e in giornata a Bolzano. Anche M5s, con Vito Crimi e Stefano Buffagni, insiste nel dire che il voto alle regionali non ha implicazioni sul governo, come fa anche Iv con Ettore Rosato, a Bari a sostenere la candidatura di Ivan Scalfarotto in alternativa a Michele Emiliano. Una delle regioni dove il centrodestra spera nel ribaltone da usare eventualmente in chiave nazionale.

“Il centrodestra vincerà alle regionali e il governo ha le ore contate” ha detto Maria Stella Gelmini. In questo intreccio referendum/regionali il fronte del No è attivissimo sui sociali anche con fantasia: oggi ha girato un fotomontaggio in cui Gigi D’Alessio promette di smettere di cantare in caso di vittoria del No. Un aiuto al sì lo ha dato, inconsapevolmente il card Parolin, che ha invitato a recarsi a votare: secondo molti analisti una bassa affluenza gioverebbe alla causa della vittoria del No. Infatti si ritiene che molti elettori favorevoli al taglio dei parlamentari potrebbero non recarsi alle urne, mentre tutti i contrari lo farebbero perché più motivati.


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