Il prefetto sospende sindaco Salvo Pogliese, il Comune di Catania nelle mani di “Robi”

L.Cil. Il vice Bonaccorsi subentra all’attuale primo cittadino per effetto della legge Severino. I dettagli

Il prefetto sospende sindaco Salvo Pogliese, il Comune di Catania nelle mani di “Robi”

Nello smarrimento di una giornata convulsa come poche il più stordito è il vicesindaco Roberto Bonaccorsi. Da un lato il dispiacere sincero per il suo sindaco e amico Salvo, dall’altro la consapevolezza che sarà lui a dover condurre la nave Comune in un porto sicuro in attesa che passi la tempesta. La legge Severino, con tutti i se e i ma del caso, è chiarissima e prevede la sospensione per 18 mesi per l’amministratore pubblico condannato già in primo grado. L’effetto è immediato.

Il Prefetto di Catania ha disposto la sospensione di diritto dalla carica per diciotto mesi del Sindaco di Catania, Salvatore Domenico Antonio Pogliese, ai sensi degli articoli 10, comma 1, lett. c e 11, comma 1, lett. a, del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n.235 –  si legge nella della prefettura – La sospensione è stata accertata a seguito della comunicazione della sentenza con la quale il Tribunale di Palermo ha condannato, fra gli altri, il predetto per uno dei reati previsti, fra cui il 314 c.p., dall’art. 10, comma 1, lett. c, del decreto legislativo 235/2012″.

“Robi”, così come lo chiamano i suoi referenti politici, studia le carte e prova a rimettere insieme le tessere di un puzzle che, con la mazzata della giustizia su Pogliese, diventa complicatissimo: il dissesto, il Covid, il malessere generale e le pressioni degli avversari politici.

Il sindaco ha da sempre escluso le dismissioni anche in caso di condanna, così Bonaccorsi dovrà prendere in mano la giunta e non sarà facile, perché Salvo Pogliese ha avuto, fino ad ora, un’empatia innata con i catanesi e con buona parte della politica locale che gli è servita a superare gli scogli più duri e le polemiche strumentali in due anni di sindacatura.

Roberto Bonaccorsi è il contabile per eccellenza, l’assessore tecnico che ascolta e misura le parole. Commercialista di professione, ex sindaco di Giarre, ex assessore al Bilancio della giunta Stancanelli, recentemente tirato in ballo nel tentativo di risalire alle responsabilità del buco di bilanci del Comune di Catania ha dimostrato come la sua gestione dei conti è stata corretta e cristallina.

Che cos’è e cosa dice il testo della Legge Severino? Dalla sua introduzione nell’ordinamento giuridico italiano, la legge Severino ha regolamentato alcune aree della politica italiana e della Pubblica Amministrazione. La norma si rifà alla Legge numero 190 del 6 novembre 2012 e prende nome di “Legge Severino” per l’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino, che all’interno dell’Esecutivo di Mario Monti ne ha scritto i decreti attuativi.

La Legge è stata attuata dopo le stime che l’Ue e l’Osce avevano stipulato sulla corruzione in Italia, un fenomeno che danneggiava la penisola per 60 miliardi di euro l’anno e la stessa Europa sul 1% del Pil. Dopo i dati divulgati dall’Unione Europea, che classificavano l’Italia come il terzo paese OSCE più corrotto, l’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano cominciò a lavorare alla Legge Severino. Il testo della legge 190/2012 è stato reso definitivo dal Governo Monti dato il lungo iter legislativo a cui è stata sottoposta dal 2010 al 2012.

Anticorruzione, concussione, ineleggibilità, sospensione, decadenza e incandidabilità sono i temi centrali su cui si concentra la Legge Severino, nonché i decreti attuativi messi in atto dall’ex Ministro della Giustizia Paola Severino.

Anticorruzione: l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) attua le sue competenze per la prevenzione alla corruzione in Italia. Concussione: chi viene condannato per questo reato sarà non idoneo per eventuali cariche nella Pubblica Amministrazione nonché per cariche politiche.

Ineleggibilità: ineleggibili e non candidabili coloro che sono stati condannati a più di due anni di reclusione per i reati punibili almeno fino a quattro anni.

Sospensione: ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. Per coloro che sono in carica basta anche una condanna non definitiva per l’attuazione della sospensione che può durare per un massimo di 18 mesi.

Incandidabilità: regola l’incandidabilità per le cariche nel Parlamento italiano, nel Parlamento Europeo e negli enti locali per tutti coloro che hanno condanne legate alla corruzione.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti


Correlati