Spese pazze, Pogliese condannato: “Sentenza ingiusta, ma c’è l’appello”

Quattro anni al sindaco di Catania per l’attività all’Ars, poltrona a rischio in base alla legge Severino. Le contestazioni nel dettaglio

Spese pazze, Pogliese condannato: “Sentenza ingiusta, ma c’è l’appello”

La terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato cinque imputati, tutti ex deputati regionali, nel processo per le cosiddette spese pazze dell’Assemblea regionale siciliana fra cui Salvo Pogliese, attuale sindaco di Catania, condannato a 4 anni e 3 mesi.

Pogliese rischia la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Unico assolto Giambattista Bufardeci.

“Non posso nascondere enorme amarezza e grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta – dice il sindaco -. Ma da uomo delle istituzioni la devo accettare e rispettare. Nella mia vita mi sono sempre comportato da persona perbene e onesta interpretando i miei ruoli con grande generosità, passione e infinito amore per la mia terra e per la mia Catania a cui sono visceralmente legato. Lo stesso amore che due anni fa mi ha portato a lasciare un prestigioso ruolo al parlamento europeo per servire la mia città (in dissesto e con 1.580.000 di euro di debiti ereditati ), con una contestuale decurtazione della mia indennità dell’80% e rinunziando alle tutele giuridiche che quel ruolo mi avrebbe garantito”.

“Ho affrontato il processo con grande dignità – prosegue Pogliese -, con documenti alla mano, e con decine di testimoni che hanno puntualmente confermato la correttezza del mio operato e l’assoluta unicità di chi ha anticipato ingenti risorse personali per pagare gli stipendi e il tfr dei dipendenti del proprio gruppo parlamentare e le spese di funzionamento, cosa mai accaduta all’Ars e in qualsiasi altro parlamento. Prendo atto con grande delusione che ciò non è bastato a convincere chi doveva giudicarmi. Auspico che l’appello a questa ingiusta sentenza sia quanto prima, affinché possa finalmente trionfare la giustizia”.

Gli imputati sono tutti accusati di peculato continuato per aver utilizzato fondi dei gruppi parlamentari, di cui erano ai vertici, in maniera impropria. Sono stati condannati Giulia Adamo a 3 anni e sei mesi, Cataldo Fiorenza a 3 anni e 8 mesi, Rudy Maira a 4 anni e sei mesi, Livio Marrocco a 3 anni.

Le somme contestate sono per Adamo 11.221 euro, per Fiorenza 16.220, per Maira 82.023, per Marrocco 3.961, per Pogliese 75.389. Ai condannati, tranne Maira, sono state concesse le attenuanti generiche.

Il tribunale ha interdetto Pogliese e Maira in perpetuo dai pubblici uffici e Marrocco e Fiorenza per due anni e 6 mesi. I giudici hanno inoltre dichiarato l’estinzione di rapporti di lavoro o di impiego di Maira e Pogliese nei confronti di amministrazioni o enti pubblici.

Tra le spese contestate dall’accusa a Pogliese vi sono 1.200 euro per la “sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte” in uno studio professionale di famiglia, 30 mila euro per soggiorni in albergo a Palermo, anche assieme ai familiari, cene e spese di carburante, 280 euro per la retta scolastica del figlio e 30 mila euro in assegni girati sul conto personale.


Correlati