Boccia: “Senza sicurezza non si riapre”

Il ministro scrive alle Regioni: "Nelle ultime due settimane 9 mila nuovi contagi sul lavoro. Ordinanze devono rispettare protocolli"

“Ritengo imprescindibile che le ordinanze delle Regioni prevedano, espressamente, il rispetto dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori che saranno individuati con apposite linee guida definite dal Comitato tecnico scientifico e dall’Inail”. Così il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in una lettera alle Regioni, chiedendo di “dare assicurazione che non verranno disposte aperture in assenza dell’individuazione dei predetti protocolli”.
“Proprio oggi, infatti (ieri, ndr), l’Inail ha informato che nelle ultime due settimane ci sono stati 9 mila nuovi casi di contagio sui posti di lavoro”, scrive Boccia nella lettera indirizzata al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, perché la trasmetta ai governatori. “E’ pertanto necessario che tali luoghi assicurino la massima tutela dei lavoratori – afferma il ministro – e dei soggetti terzi al fine di evitare di diventare nuovi e pericolosi veicoli di diffusione dell’epidemia”.
“La disciplina concernente le azioni di prevenzione e contrasto dell’epidemia Covid 19 – scrive Boccia – si colloca all’intreccio delle materie della profilassi internazionale, ai sensi dell’Articolo 117, secondo comma, lettera q), della tutela della salute e della protezione civile entrambi ai sensi dell’Articolo 117, terzo comma, della Costituzione”
Quindi, pur nel riconoscimento indiscusso della concorrenza competente in materia di tutela della salute – prosegue il ministro – attribuita alle Regioni e alle Province autonome dal citato Articolo 117, terzo comma, della Costituzione, l’approccio ai problemi connessi a una epidemia di carattere transnazionale, anche nelle sue differenziazioni territoriali, non può che essere affrontato in maniera complessiva ed unitaria. In questo contesto il ruolo delle Regioni è, ovviamente, indispensabile e prezioso ma, comunque, integrativo”.
“Le Regioni, quali enti titolari del servizio sanitario locale ed enti esponenziali degli interessi economici radicati nel rispettivo territorio – scrive il ministro -, devono necessariamente intervenire con misure coerenti con i provvedimenti statali nel rispetto del principio di leale collaborazione”.

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