Catania, metà ristoratori non apre

di Eva Spampinato. Drammatici i dati di Unimpresa e Assoesercenti. Gli imprenditori: “Non è arrivato alcun aiuto economico” VIDEO

Catania, metà ristoratori non apre

CATANIA – Da una rilevazione effettuata da Unimpresa e Assoesercenti Catania emerge che oltre il 45% degli intervistati che operano nel settore della ristorazione non ha riaperto la propria attività a causa di mancanza di liquidità, complice la mancata erogazione dei prestiti da 25 mila euro, e per la difficoltà a rispettare la riduzione di 1/3 degli spazi da destinare ai clienti per il mantenimento delle distanze di sicurezza.

Basta fare un giro al centro storico di Catania per vedere ancora molte saracinesche abbassate. Nella sola via La Piana, traversa di piazza Università, sono ben 38 i lavoratori, tra camerieri, cuochi e personale di servizio di quattro ristoranti, che continuano a rimanere a casa senza aver ancora ricevuto nemmeno un centesimo della cassa integrazione.

William Cioffi è uno dei ristoratori che non sta riaprendo. Si trova in un vero e proprio limbo perché i suoi 12 dipendenti non hanno ricevuto ancora la cassa integrazione dallo Stato e lui non ha potuto accedere ad alcun aiuto finanziario: né i 600 euro per le partite Iva, né il prestito bancario da 25 mila euro perché, avendo aperto il suo locale solo nel dicembre 2019, non ha potuto presentare il bilancio dell’anno precedente.

“In banca non mi hanno saputo aiutare – commenta Cioffo -,  io ho continuato a pagare l’affitto e le bollette e i miei dipendenti sono al collasso, non sanno davvero più come fare la spesa. Anche volendo riaprire mi servirebbero almeno cinque mila euro per avviare l’attività, tra spesa, sanificazione, dispositivi di protezione personale. I fornitori, inoltre, vogliono che si saldi il debito arretrato prima di garantire una nuova fornitura di spesa. Abbiamo confidato per tre mesi nelle promesse dello Stato, ma nulla di tutto ciò è arrivato. Chi non ha le spalle coperte non può riaprire. I dipendenti stessi sono scoraggiati e per ricominciare a lavorare vorrebbero essere pagati in anticipo, non si fidano più. E pensare che prima eravamo una grande famiglia. Con fatica ero riuscito a mettere insieme una squadra affiatata”.

Sicurezza, semplificazione, finanziamenti a fondo perduto. Sono queste le parole d’ordine che le imprese catanesi chiedono dopo la ripartenza della fase 2. “Purtroppo – sostiene il direttore di Unimpresa e Assoesercenti Catania, Salvo Politino – c’è ancora troppa burocrazia. La liquidità non è arrivata e le nostre imprese hanno bisogno di risorse subito. In generale, per tutti i settori, servono più finanziamenti a fondo perduto per ridimensionare l’indebitamento delle nostre aziende a fronte di un mancato reddito”.


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