Decapitato il clan Brunetto: 46 gli arrestati

VIDEO ‘U cinisi’ controllava anche i voti

Operazione Jungo. Il gruppo prosperava con droga e pizzo a Giarre, Mascali, Fiumefreddo e Castiglione. FOTO E NOMI

Decapitato il clan Brunetto: 46 gli arrestati

CATANIA – Operazione antimafia dei carabinieri del Comando provinciale di Catania che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare e di sequestro preventivo nei confronti di 46 persone disarticolando il clan Brunetto, legato a Cosa nostra rappresentata dalla famiglia Santapaola-Ercolano, egemone in gran parte dell’area jonica-etnea.

Il provvedimento restrittivo, emesso dal gip su richiesta della Procura distrettuale di Catania, ipotizza a vario titolo i reati di associazione mafiosa, traffico e a spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’operazione, denominata “Jungo”, con 46 arresti due dei quali ai domiciliari, è stata eseguita nelle province di Catania, Messina, Trapani e Rimini.

In carcere sono finiti:
1. ANDÒ Alessandro, nato Giarre 21.01.1991;
2. ANDÒ Angelo nato Giarre il 21.01.1982 (già detenuto);
3. ANDÒ Emanuele, nato a Giarre il 06.09.1994;
4. ANDÒ Francesco, nato a Giarre il 06.08.1985 (già detenuto);
5. ANDÒ Giuseppe inteso “U Cinisi”, nato a Giarre (Ct) il 14.07.1960;
6. BLANCO Fabio, nato a Acireale il 10.12.1993;
7. CAMINITI Carmelo, inteso “Melo Panettone”, nato a Taormina (Me) il 24.11.1973;
8. CASESA Mirko Pompeo nato Catania il 10.03.1983 (già detenuto);
9. CAVALLARO Leonardo, nato a Giarre (Ct) il 13.05.1996;
10. CESARO’ Angelo nato a Giarre il 31.12.1992;
11. CONDORELLI Giovanni Marco, nato a Catania il 08.11.1991;
12. COSTANZO Michelangelo, nato a Aci Castello, il 15.02.1972;
13. DEL POPOLO Patrizia nata a Gravina in Puglia (Ba) il 05.09.1980;
14. DI STEFANO Valerio Sergio nato a Catania il 11.12.1988;
15. GIAMAGLIA Giuseppe nato a Catania il 27.12.1995;
16. GRASSO Antonino, nato a Acireale il 26.02.1988;
17. GRASSO Salvatore, nato a Catania il 16.01.1989 (già detenuto);
18. IAPICCA Antonello, nato Catania il 05.12.1997;
19. LEONARDI Andrea, nato a Catania il 28.11.1992;
20. LEOTTA Orazio, nato a Taormina (Me) il 25.06.1994;
21. LIOTTA Fabio nato a Catania il 06.11.1995;
22. LONGHITANO Alessandro nato a Giarre (Ct) il 22.10.1986;
23. MAUGERI Luca nato Catania 21.01.1994;
24. MAZZAGLIA Giovanni nato a Catania il 09.03.1990 (già detenuto);
25. MIRAGLIA Marco, nato a Giarre (Ct) il 29.11.1994;
26. MUSUMECI Cateno, nato a Taormina (ME) il 07.06.1977;
27. OLIVIERI Pietro, inteso “Carmeluccio”, nato a Acireale (Ct) il 29.06.1967 (già detenuto);
28. PATANE’ Leonardo, nato a Giarre (Ct) il 07.07.1995;
29. PATANÈ Piero nato a Giarre (Ct) 28.07.1984;
30. RACITI Giovanni nato Giarre (Ct) il 28.06.1987;
31. RAGUSA Giusy nata a Catania il 04.06.1996;
32. RUSSO Roberto, nato a Fiumefreddo di Sicilia (Ct) il 01.12.1965;
33. SALEMI Carmelo, inteso “Melo”, nato a Catania il 01.01.1969;
34. SANTITTO Salvatore nato Giarre il 17.08.1962;
35. SAVOCA Jonathan Mattia, nato a Patti (Me) il 24.01.1996;
36. SORBELLO Concetto, nato a Giarre (Ct) in data 25.09.1990;
37. TARDA Mario nato a Giarre il 18.10.1967;
38. TARDA Salvatore, nato a Acireale (Ct) il 31.03.1958;
39. TIZZONE Adriano nato a Giarre (Ct) il 14.12.1972;
40. TORRISI Alfio nato a Catania il 10.02.1986;
41. TORRISI Gaetano nato a Catania il 01.07.1999;
42. TURRISI Claudio, nato a Catania il 24.09.1987;
43. VITALE Giovanni nato a Catania il 14.05.1978;
44. ZAPPALA’ Fabio Leonardo nato a Catania il 21.01.1975;

Ai domiciliari sono finiti:
45. IMPELLIZZERI Aldo, nato a Catania il 31.03.1990;
46. TARDA Salvatore Sebastiano, nato a Catania il 20.01.1996.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Giarre dal 2017 al 2018, con l’ausilio di diversi collaboratori di giustizia. Il clan Brunetto, articolazione della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania, era egemone a Giarre, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Castiglione di Sicilia.

Il gruppo gestiva una piazza di spaccio nel quartiere popolare Jungo di Giarre, attiva 24 ore su 24, grazie ai turni di numerosi pusher. Altri si occupavano di procurarsi la droga, nasconderla, confezionarla e rifornire gli spacciatori al dettaglio. L’incasso giornaliero della piazza era quantificabile in diverse migliaia di euro al giorno.

I quartieri popolari permettevano di utilizzare un collaudato sistema di vedette, vie di fuga e nascondigli per le dosi. La piazza di spaccio costituiva così per i tossicodipendenti una sorta di punto stabile di approvvigionamento, comportando una vera e propria “fidelizzazione” dei consumatori.

La direzione e gestione della piazza era riconducibile alla famiglia Andò, capeggiata da Giuseppe, detto “U cinisi” (il cinese), 59enne venditore ambulante nella frazione giarrese di Trepunti, il quale, con figli e nipoti, si occupava di tutti gli aspetti del mercato illecito, perfino di reclutare i pusher, spesso giovani residenti nel quartiere Jungo.

La collocazione del suo camion non era casuale, perché gli permetteva di controllare i movimenti delle pattuglie nel primo e più importante incrocio cittadino dopo l’uscita autostradale e fungeva da base per incontrare altri sodali, fornitori di stupefacenti, creditori, membri di altri clan o per convocare pusher “indisciplinati” nei turni e punirli con detrazioni dello stipendio, quest’ultimo corrispondente a circa 250 euro a settimana.

Qualora il pusher fosse stato arrestato, il sodalizio avrebbe provveduto a pagare il cosiddetto “mantenimento” alla sua famiglia, fra cui le spese legali, salvo poi entrare in crisi a causa dei numerosi arresti, come affermato da uno degli organizzatori “appena arrestano un altro è finita… vediamo ste persone come si devono campare, perché poi chi viene qui sotto a lavorare? Nessuno!”.

Giuseppe Andò, inoltre, era il referente pro tempore del clan Brunetto-Santapaola su Giarre, vista la detenzione di Pietro Oliveri, detto “Carmeluccio”, quest’ultimo considerato indiscusso erede del defunto boss Paolo Brunetto. “U cinisi” recepiva da “Carmeluccio” le indicazioni sulla gestione degli affiliati e sul mantenimento dei detenuti e delle rispettive famiglie.

Il profilo criminale di reggente di Giuseppe Andò è emerso, tra l’altro, da una vicenda relativa a un giovane del luogo il quale, per evitare di pagare gli affitti arretrati, si era permesso di riferire al proprietario dell’immobile di “appartenere a Pippo il cinese”, e aveva scatenato l’ira di Andò e i propositi di pestaggio punitivo, per aver indegnamente “speso” il suo nome senza autorizzazione.

Dalle intercettazioni è emersa un’estorsione a un ristoratore giarrese: nel dirimere questioni sorte sulla competenza territoriale delle estorsioni tra catanesi e giarresi, sui relativi obiettivi e su atti ritorsivi a coloro che si rifiutavano, affermavano: “Ccà è Brunetto!”, oppure “Io (omissis) allora estorsioni non ne posso fare, ma non perché non voglio farle, perché non posso!”. Tanti i casi di pizzo a commercianti, mai denunciati a conferma del grande clima di intimidazione creato dal clan.

Risultati anche rapporti con la frangia della famiglia Santapaola operante a Riposto e con il clan Laudani (Mussi di ficurinia). Sempre nelle intercettazioni, si legge che chi voleva transitare nella fila del clan rivale “Laudani”, dicevano: “ora il primo che mi dice “io sto cambiando”, io gli sparo…io gli sparo..basta…”.

I membri del clan utilizzavano gli stessi metodi mafiosi anche per riscuotere con la forza i crediti legati alla droga (“io ti rompo le corna, tu o mi dai i soldi o mi dai il camion”) o per punire il rifiuto di spacciare o commettere rapine per conto dell’associazione, il tutto mediante violenti pestaggi, anche in pieno giorno e in luoghi pubblici e frequentati.

Inoltre, il gruppo rivendicava il ruolo di “autorità mafiosa” di riferimento a cui chiedere il benestare per avviare attività imprenditoriali, in particolare il montaggio itinerante di giostre (“prima che entri il camion lì dentro, devi venire a parlare con me!”), ipotizzando ritorsioni in caso contrario: “Se monta gli brucio tutte cose!”.

In ultimo, durante una delle perquisizioni nei loro covi, è stata trovata una sorta di schedatura dei votanti del quartiere Jungo, verosimilmente per controllare il voto nelle sezioni della zona.

Posto sotto sequestro un immobile a Mascali, edificato con proventi del traffico illecito e un autocarro di uno dei capi/promotori, utilizzato per nascondere e trasportare la droga. Sono stati sequestrati anche 40 kg di marijuana, 2,5 kg di cocaina, 200 grammi di eroina, 25 grammi di hashish, 3.850 euro in contanti, un motorino rubato, un fucile, quattro pistole e 218 munizioni.

Gli arrestati sono stati portati nelle case circondariali di Catania, Siracusa, Messina, Caltanissetta, Agrigento, ad eccezione di 6 già detenuti per altra causa e 2 indagati per i quali il gip ha previsto gli arresti domiciliari.


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