Boom nei negozi ma zero clienti negli hotel: ecco come la Sicilia ha vissuto il ‘day 1’

Da Palermo a Taormina molti alberghi non hanno riaperto: “I turisti non ci sono”. E in chiesa nessuno scambio del segno di pace VIDEO

Boom nei negozi ma zero clienti negli hotel: ecco come la Sicilia ha vissuto il ‘day 1’

PALERMO – Boom di acquisti nei negozi e nei centri commerciali a Palermo, dopo la lunga pausa legata al lockdown. Con un occhio rivolto alla nuova ordinanza firmata dal presidente della Regione Musumeci che recepisce il dpcm del governo, sia pure con alcune restrizioni. Nell’Isola ad esempio tutti dovranno indossare la mascherine sia all’aperto sia nei luoghi pubblici al chiuso.

A essere presi d’assalto sono stati sopratutto grandi magazzini e centri commerciali. Al Forum, nel quartiere palermitano di Brancaccio, che riunisce 130 negozi, la stima è di 16 mila ingressi previsti in tutta la giornata. Code anche alla Rinascente, sulla centrale via Roma, dove gli acquisti sono andati a ruba grazie a un doppio sconto del 50% e poi di un ulteriore 30%.

L’obbligo di mascherine e l’utilizzo dei guanti per provare la merce non sembrano dunque avere scoraggiato i clienti. Riaprono anche ristoranti e pizzerie. “Sono settimane che lavoriamo per arrivare a questo momento”, afferma Carmelo Grigliè che gestisce insieme a Giovanni Monforte il ristorante pizzeria Arte e Tradizione alla Kalsa a Palermo.

“Riapriremo per ridare un servizio anche migliore alla nostra clientela. Definiremo in queste ore gli ultimi dettagli”, dice Filippo Ventimiglia, chef e titolare insieme a Gabriele Amato del ristorante Quattroventi.

Non tutti i locali alzeranno le saracinesche. “Servono degli scudi per garantire di potere lavorare in serenità. Uno contro le denunce e le richieste di risarcimento da parte dei clienti in caso di infezione. La responsabilità civile e penale non può ricadere su di noi”, dice Gigi Mangia, titolare di un noto ristorante in via principe di Belmonte, il “salotto” di Palermo.

Ma c’è anche chi pensa a nutrire lo spirito, con la ripresa delle funzioni religiose. “Oggi finalmente da quel lontano 9 marzo ricominciamo a dire messa con il popolo dei cattolici in chiesa”, dice fra’ Gaetano Morreale, parroco della Chiesa di Sant’Antonino a due passi dalla stazione centrale di Palermo, mentre predispone gli ultimi preparativi per accogliere di nuovo i fedeli. “Siamo pronti. Abbiamo rispettato alla lettera i protocolli – afferma il sacerdote -. Abbiamo ridotto i posti da 230 a appena 70. I fedeli saranno distanziati. La comunione verrà data sul posto. Non ci sarà processione eucaristica né scambio della pace”.

Ma oltre al palato e all’anima adesso si può anche pensare all’aspetto fisico. E se è prevista per il 25 maggio la riapertura di piscine e palestre, intanto ci si può dedicare a sistemare barbe e capelli. Riaprono parrucchieri, barbieri e centri estetici che sono stati presi d’assalto, registrando il “tutto esaurito” e richieste di prenotazioni con attese di almeno una settimana.

“Per chi ha rispettato le regole e le norme sulle chiusure dal 9 marzo questo è il primo giorno di lavoro. Abbiamo lavorato per giorni per rendere il taglio di capelli e i nostri servizi più sicuri possibili”, dice Nunzio Reina, presidente dell’area immagine e benessere di Confesercenti Sicilia.

Non è stata invece ancora fissata la data di apertura per lidi e stabilimenti balneari, che intanto si stanno preparando. Nei prossimi giorni il presidente della Regione incontrerà i rappresentati dei gestori per concordare assieme il via ufficiale alla stagione.

Per quanto riguarda l’apertura di attività alberghiere ed extralberghiere in Sicilia, tutto si presenta assai complicato. Le strutture più note dell’isola, da Palermo a Taormina, sono ancora chiuse e quelle poche in servizio hanno le stanze desolatamente vuote.

“Abbiamo zero clienti e il personale in cassa integrazione in attesa che qualcosa cambi”, dice Gisella Catanzaro, direttrice del ‘Grand hotel Wagner’ di Palermo, uno dei più noti del capoluogo. “Il turismo degli alberghi non è come riaprire una bottega, si deve ricostruire, ha bisogno dei suoi tempi, purtroppo quello che abbiamo perso è il mondo del ‘business’ , con lo smart working si lavora da casa quindi non si è costretti a viaggiare”.

Ma non è questo l’unico problema: “C’è da ricostruire tutto daccapo – spiega la direttrice -, manca una comunicazione chiara sulla sicurezza, mancano i trasporti, tutte le prenotazioni sono state cancellate. E in capo a noi ci saranno anche tante responsabilità: pulizie, sanificazioni, percorsi dedicato, stop al buffet. Come facciamo senza nemmeno un cliente?”.

Perplessità condivise anche da un’altra top manager, Costanza Giotti, presidente del gruppo ‘Luxury private properties’, proprietaria dell’Excelsior Palace di Palermo del ‘Grand hotel des etrangers’ di Siracusa e de ‘The Ashbee’ di Taormina, tutti alberghi di lusso”.

“Ci sono troppe incertezze – spiega -, troppi rischi d’impresa. Abbiamo avuto tantissime cancellazioni, la chiusura dei voli internazionali, la riduzione di quelli nazionali e delle navi traghetto. Non ci sono i presupposti minimi per riaprire”.

Una situazione drammatica, sopratutto per una regione come la Sicilia che vive di turismo: “Peccato, perché a maggio avevamo tantissime prenotazioni. Adesso – conclude Giotti – attendiamo questo decreto ‘Rilancia Italia’ ci è stato promesso il mondo ma non abbiamo avuto ancora nulla”.

Anche Mario Italo Mennella, direttore del ‘Miramare’ e presidente di Assoalbergatori Taormina, ha deciso per il momento di rimanere chiuso, così come le altre strutture della Perla dello Jonio. “E’ ancora troppo presto – dice – dobbiamo attendere ancora. Abbiamo tutti subito uno shock. Vogliamo riaprire in sicurezza, sia dal punto di vista sanitario che economico, chi apre oggi deve mettere in conto il costo di almeno 10-15 dipendenti. Impossibile senza turisti”.


Correlati