“Noi dei cinema considerati untori”

di Emanuele Grosso. Gestori catanesi nel limbo: “Perché si parla di tutti tranne che di noi? Ormai non ha senso riaprire le sale, ma le arene…”. Dalla Regione arrivano bandi per 5 milioni

“Noi dei cinema considerati untori”

CATANIA – “Ma perché tutti discutono di quanta gente può entrare in un ristorante o in un autobus e nessuno nomina mai i cinema?”. L’apparizione del ministro Franceschini che durante la consegna televisiva dei David li rassicurava in smoking sulla riapertura delle sale non ha incantato gli esercenti catanesi neanche un po’. Anzi, Alberto Surrentino, gestore del King, ai governanti vorrebbe dire altre due paroline non proprio amichevoli: “Mi sfugge per quale motivo ci si preoccupa di chiunque, dai parrucchieri ai venditori della fiera, tranne che di noi. C’è una sorta di demonizzazione nei confronti delle sale cinematografiche, come se fossero luoghi di untori, quando le probabilità di contagio sono le stesse se non minori rispetto a tanti altri posti”.

Sarà che Franceschini si sta “impegnando 24 ore su 24 per il cinema”, come ha dichiarato la sera dei premi, ma pare che nessuno di questi sforzi venga comunicato ai diretti interessati. “Ammesso che si possa riaprire – continua Surrentino – dovremmo saperlo con un certo anticipo, invece silenzio assoluto. Non arriva alcuna direttiva. E finora quelle che abbiamo letto sui giornali sono solo vessatorie nei nostri confronti. Non mi sembra che per i ristoranti sia necessario prenotare il posto on line, per i nostri clienti lo sarebbe. E al momento l’idea è di impedire anche ai conviventi, che siano coppie o genitori e figli, di sedersi accanto. Un’assurdità che scoraggerebbe moltissime persone”.

Anche Andrea Serrano, il proprietario dell’Odeon, si chiede perché il cinema venga considerato un posto così pericoloso. “Ma come, si apre la fiera di Catania e noi sempre chiusi? Sono davvero scoraggiato. D’altra parte Franceschini era quello del biglietto a tre euro, una follia. E poi non vorrei che prendesse piede questa storia dello streaming in sostituzione del film in sala, perché la gente si disabituerebbe ai cinema ancora di più”.

Secondo Serrano “il settore non è in crisi, è che le sale sono troppe. Non penso che rischiamo assembramenti: sono casi molto rari, è peggio un supermercato. Possiamo incentivare il biglietto on line, ma non eliminare il botteghino. Ce lo vedete un anziano a programmare la sua uscita su internet? E per la separazione come facciamo? Mettiamo sceriffi a controllare? Io credo che con questa situazione non riapriremo fino a inizio settembre: la gente a giugno non si chiuderà certo in un cinema e nessuna casa di distribuzione ha interesse a far uscire film in questo periodo. Nel frattempo perdiamo soldi: io sono proprietario, ma ho un mutuo salatissimo da pagare”.

Quelli del King invece devono versare l’affitto: “I nostri costi fissi sono esorbitanti – dice Surrentino -, e meno male che fino a febbraio stava andando meglio del solito. L’anno prossimo dovrei incassare l’80% in più per compensare questo deficit. E ovviamente non succederà mai. Quindi se le istituzioni non ci aiutano economicamente potremmo anche chiudere per sempre. Resuscitare un morto non ha senso”.

Surrentino è anche il gestore dell’arena Argentina: “Lì il discorso è diverso. Se ci dessero l’ok adesso, a giugno potremmo partire utilizzando i film usciti fino a febbraio e integrando con qualche rassegna. Io sono favorevole alla riduzione dei posti, ma non ai biglietti on line, perché parliamo di un tipo di serata che la gente sceglie all’ultimo momento. Dubito proprio che ci sarebbero tutte queste code, sicuramente non quante ne ho viste alla posta o davanti al chiosco. L’arena è stagionale, non rischia di sparire, ma per riaprire c’è un percorso burocratico. E qui nessuno ci fa ancora sapere niente. Ci sentiamo davvero abbandonati”.

Dalla Regione qualcosa si è mosso: “Il governo siciliano – fa sapere il presidente Nello Musumeci – ha deliberato di stanziare cinque milioni di euro da destinare all’assegnazione di contributi a fondo perduto per riaprire le sale cinematografiche dell’Isola e renderle sicure ed efficienti. Potranno beneficiarne il pubblico e il privato, le micro e piccole imprese, gli enti locali territoriali e soggetti no-profit. Con le somme messe a disposizione si potrà procedere a riattivare i cinema chiusi o dismessi; realizzare nuove sale o trasformare quelle esistenti per aumentarne il numero degli schermi; ristrutturare e adeguare gli impianti tecnologici, le apparecchiature e gli arredi”.

La Regione spiega che “ogni soggetto potrà presentare un solo progetto. I contributi variano da cinquantamila a centomila euro e coprono dal 70% alla totalità dell’investimento, in base alla tipologia dell’ente beneficiario. Spetta al dipartimento regionale dei Beni culturali provvedere a redigere un apposito bando, da pubblicare nei prossimi giorni. Nell’Isola sono 230 i cinema, compresi numerosi multi-sala. Quando in un paese chiude un cinema è un pezzo della nostra stessa vita che va via. Abbiamo il dovere di arrestare questo triste fenomeno”.


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