“Ma la Sicilia è pronta per la fase 2?”

I dubbi del Codacons: “Pochi tamponi, carenze ospedaliere e molte altre lacune. Siamo tutti stanchi della fase 1, ma non si può rischiare”

“Ma la Sicilia è pronta per la fase 2?”

La presa di posizione dell’associazione dei consumatori è chiara. Il Codacons si chiede se la Sicilia è pronta alla fase 2: “Devono dimostrarci – dice il segretario Francesco Tanasi – che hanno rimosso ogni carenza, perché sino a pochi giorni fa abbiamo sentito le lamentele, da parte degli ordini degli infermieri e dei medici, sulla mancanza di dpi nelle strutture sanitarie, non sono stati effettuati i test sierologici su tutto il personale sanitario, medico e infermieristico siciliano, scarseggiano i tamponi e i reagenti”.

Tanasi è perplesso: “Ma allora, ci chiediamo, come fa la Regione a dichiararsi pronta alla fase 2? È davvero possibile che il 4 maggio saranno state colmate le lacune esistenti? Questi e altri interrogativi pone il Codacons sulla riapertura delle attività nella regione”.

E ancora: “Il governatore Nello Mesumeci e l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza dovrebbero spiegarci come possiamo essere fiduciosi sulla ripartenza se ancora oggi ci sono persone rientrate in Sicilia e poste in quarantena che, a distanza di oltre 30 giorni, non conoscono l’esito del tampone o addirittura non ne hanno fatto uno e sono costrette a restare in casa, rischiando di perdere il lavoro perché non possono rientrare in azienda”.

Secondo Tanasi “ancora si sente parlare di ospedali che stanno cercando di attrezzarsi per separare gli accessi in pronto soccorso e i percorsi interni per i pazienti Covid e non Covid. Peraltro, il ministro Speranza ha dichiarato che occorre affrontare il virus con ospedali che si occupano esclusivamente di soggetti affetti da coronavirus; ma quante strutture di questo tipo sono state istituite in Sicilia?”.

L’elenco delle domande del Codacons è lungo: “E poi le Usca sono state attivate in tutta la regione? Sono adeguatamente protetti e preparati i componenti di queste unità speciali? Hanno dei protocolli di intervento per prestare assistenza domiciliare adeguata ed evitare l’ospedalizzazione dei malati? Questi sono alcuni degli interrogativi che si vogliono porre al presidente della Regione e all’Assessore alla sanità, perché i siciliani, che pure non sono stati toccati dal virus come i piemontesi o i lombardi, devono essere a conoscenza di come può dichiararsi pronta la Sicilia quando si fa fatica a reperire le mascherine chirurgiche da parte dei cittadini, quando ancora neanche ai medici sono stati fatti i corsi per l’uso dei dispositivi di protezione individuali, quando mancano i reagenti negli ospedali e per l’esito dei tamponi si attendono settimane”.

Tanasi conclude: “Il popolo siciliano è stato profondamente rispettoso delle limitazioni imposte ma non possiamo rischiare che l’insorgere di focolai nell’isola scateni il panico, e ancor peggio, il diffondersi della pandemia in Sicilia. Siamo tutti stanchi della fase 1, poiché stare in casa è logorante, ma se non si è attrezzati adeguatamente la fase 2 rischia di essere un’ecatombe”.


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